Ana Roxanne ha sempre pensato di essere una persona lenta. Quando nel 2023 parlava del seguito del suo debutto Because of a flower, pubblicato nel 2020, diceva di non voler impiegare cinque anni per finirlo. Alla fine ce ne sono voluti sei. Ma Poem 1 dimostra che certi dischi hanno bisogno di tempo per prendere forma. L’album segna un cambiamento nella musica dell’artista statunitense, nata con caratteristiche intersessuali e legata fin dagli esordi a sonorità ambient e spirituali. Se i lavori precedenti sembravano cercare una dimensione fuori dal corpo, tra bordoni elettronici e riverberi, qui Roxanne appare più concreta: seduta al pianoforte, con una voce calda e nitida in primo piano. Brani come Keepsake ricordano le cantautrici degli anni settanta, mentre le composizioni minimaliste costruiscono lentamente un senso di desiderio, fede e trasformazione. I testi evocano ricerca interiore, dolore e redenzione, e sono sostenuti da arrangiamenti essenziali ma potentissimi. Roxanne è una musicista ambient, ma segue lo stesso credo dei primi minimalisti come Terry Riley o La Monte Young: se si tiene premuto un accordo abbastanza a lungo, al suo interno cominciano ad apparire delle forme. Aggiungendo qualche nota, si può far tremare la terra. La forza di Poem 1 sta proprio nella sua capacità di creare un’atmosfera con pochi elementi: un accordo ripetuto, un respiro, il suono distante di un violino. Ana Roxanne riesce così a trasformare musica rarefatta e quasi immobile in qualcosa di profondamente emotivo e fisico.
Jayson Greene, Pitchfork

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Questo articolo è uscito sul numero 1664 di Internazionale, a pagina 96. Compra questo numero | Abbonati