Avvocata per i diritti civili e docente universitaria, Kimberlé Williams Crenshaw è sempre stata abituata a rispondere a tono. Cosa fondamentale per sviluppare concetti come l’intersezionalità e la teoria critica della razza. Nel memoir Backtalker (Simon & Schuster) offre uno sguardo sfaccettato e franco sul ruolo che razzismo e discriminazione di genere hanno avuto sugli anni della sua crescita, nell’Ohio degli anni sessanta, e della sua formazione, prima alla Cornell university e poi a Harvard. Crenshaw scrive brevi capitoli, ognuno incentrato su una o due storie, alcune direttamente legate al razzismo e alla misoginia, altre a momenti cruciali ma tangenziali a questi temi. Nella parte che riguarda la sua vita dopo gli studi trascura l’autobiografia per concentrarsi su eventi di rilevanza pubblica – come il processo a OJ Simpson o la nomina alla corte suprema di Clarence Thomas – e chiudere qualche conto in sospeso. Come la critica a Barack Obama per quella che considera la sua tendenza a dare priorità ai problemi dei ragazzi neri rispetto a quelli delle ragazze nere. Kirkus Reviews
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Questo articolo è uscito sul numero 1664 di Internazionale, a pagina 92. Compra questo numero | Abbonati