Durante i lockdown dovuti alla pandemia del 2020 Beatriz Serrano (Madrid, 1989) ha cominciato a scrivere il suo primo romanzo. “Mi è venuta in mente la scena finale e poiché mi è sempre riuscito più difficile trovare i finali ho pensato che potevo cominciare il racconto da lì”, spiega la giornalista a proposito della genesi di Lo scontento. Il romanzo racconta la vita di Marisa, una giovane professionista con un buon posto in un’agenzia pubblicitaria che sogna di poter abbandonare per sempre un sistema lavorativo che riesce a sopportare solo grazie ad ansiolitici e bicchieri di vino. Serrano, che nel corso della sua vita lavorativa ha fatto la spola tra nuovi media digitali, agenzie pubblicitarie, uffici stampa e testate tradizionali, sostiene però che il suo libro abbia poco di autobiografico. Capi che ti controllano alle spalle, altri completamente assenti, una dipendente animata dalle migliori intenzioni e una rete affettiva ridotta a tre persone costituiscono la sfera sociale della protagonista, travolta da una realtà insostenibile. Lo scontento è un ritratto fedele del disincanto millennial: “Apparteniamo a una generazione di passaggio, a cui erano state promesse certe cose che poi non sono mai arrivate. Abbiamo dovuto adattarci a un nuovo scenario”. Nonostante il pessimismo che pervade la premessa del romanzo, l’autrice è convinta anche che sia possibile trovare una soluzione per superare, o semplicemente convivere, con questo scontento.
Alberto Sisí Sánchez,
Vogue España
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Questo articolo è uscito sul numero 1665 di Internazionale, a pagina 88. Compra questo numero | Abbonati