“Questa volta è diverso”, dice la sorella di Jina. Questa volta sono tutti uniti: “Vecchi, giovani, ragazze, ragazzi, donne, uomini”. È il settembre del 2022 in Iran. La giovane curda iraniana Jina Mahsa Amini è morta e la gente scende in strada a protestare. La narratrice, che ha lo stesso nome della vittima, è seduta alla sua scrivania nel sud della Francia e scorre compulsivamente i social network, ipnotizzata dal flusso di video e fotografie delle manifestazioni a Teheran. Intanto sua sorella Roya è proprio lì, in strada, a lottare per la libertà delle donne. L’autofiction di Jina Khayyer, giornalista e scrittrice di origine iraniana nata in Germania, è un omaggio alle donne iraniane. Nel cuore del gatto è il suo esordio narrativo e le è valso subito un posto nella longlist del Deutscher Buchpreis del 2025. E a ragione: il libro offre uno sguardo intenso e poetico su una società privata della libertà da un regime autocratico. Attraverso questo romanzo s’impara molto sull’Iran, sulle sue donne e sul femminismo di questo paese, perché è proprio attraverso le vicissitudini delle iraniane che l’autrice ne racconta la storia, la cultura e la società. Fondamentale, in tal senso, è anche la lingua. Khayyer rende la poesia del persiano, mostrando quanto il farsi sia una lingua immaginifica. Khayyer lascia spesso alcune espressioni tipicamente persiane tradotte senza ulteriori spiegazioni, fidandosi della nostra capacità di coglierne le suggestioni. Louise Otterbein, Frankfurter **
**Allgemeine Zeitung
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Questo articolo è uscito sul numero 1665 di Internazionale, a pagina 88. Compra questo numero | Abbonati