Per avvicinarsi ai quattro quaderni di Iberia di Isaac Albéniz (1860-1909) l’esecutore deve fare alcune scelte importanti. Deve decidere, per esempio, come trovare la chiarezza del fraseggio, cosa non banale vista la densità strutturale della partitura. Se si vogliono suonare tutte le note (cosa che lo stesso Albéniz non faceva sempre), il tempo dev’essere quello giusto perché risuonino con chiarezza. Un’altra questione fondamentale è il ritmo: la maggior parte dei brani nasce da ritmi popolari o flamenchi che vanno resi evidenti, ma senza esagerare. Alba Ventura ha sicuramente meditato queste scelte: già in Evocación lascia che i giochi di colori emergano in tutta la loro ricchezza. Nei brani dove il ritmo è più deciso (per esempio Triana) non rinuncia a manifestarlo con forza, ma senza mai frammentare la melodia. La sua cura nel fraseggio è squisita: basta ascoltare la parte centrale di Corpus Christi en Sevilla, quasi una canzone che lascia spazio al fastoso crepitio successivo. Il ritmo sincopato e cadenzato di Rondeña è uno scorrere di sogni sonori. È così tutto il resto dei quaderni: una lettura misurata, delicata, chiara ed evocativa.
Andrés Moreno Mengíbar, Scherzo
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Questo articolo è uscito sul numero 1666 di Internazionale, a pagina 92. Compra questo numero | Abbonati