Le sorelle è un tour de force transnazionale che comprime e dilata il tempo come una fisarmonica, o come un paio di polmoni. Gli scrittori modernisti scrivevano notoriamente romanzi che coprivano l’arco di ventiquattr’ore. Anche Khemiri l’aveva fatto con Chiamo i miei fratelli (Einaudi 2022), un breve libro sulla reazione di un uomo di Stoccolma a un attentato terroristico, che poi adattò per il teatro. In Le sorelle, il suo sesto romanzo e il primo scritto originariamente in inglese, divide la storia in sette sezioni che coprono intervalli di tempo sempre più brevi: dall’intero anno 2000, a partire da una festa di capodanno a Stoccolma piena di “quasi-creativi noiosi della classe media”, fino a un solo minuto del 2035, quando a New York muore qualcuno d’importante. Come in Re Lear, nelle Tre sorelle di Čechov e in tutti quei gruppi vocali degli anni quaranta, anche qui ci sono tre sorelle: le Mikkola. E ci vuole un po’ prima che prendano davvero forma. Come Khemiri stesso, le Mikkola sono metà svedesi e metà tunisine, e affrontano il disagio di essere impossibili da classificare in una società piuttosto omogenea. E “come Khemiri” significa non solo l’autore reale, ma anche un personaggio del libro chiamato Jonas Khemiri. Con il suo accumulo di piccoli dettagli logistici della vita quotidiana (pasti, sonno, sesso, trasporti, bagni, escursioni, documenti, regole, differenze tra prese elettriche), il romanzo pretende molto, ma mantiene sempre le sue promesse.
Alexandra Jacobs, The New York Times
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Questo articolo è uscito sul numero 1666 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati