Dopo la breve tregua proclamata tra il 6 e il 10 maggio, e più volte violata, in Ucraina i bombardamenti russi sono ripresi con estrema brutalità. Il 14 maggio Mosca ha lanciato uno degli attacchi più violenti su Kiev dall’inizio della guerra con più di 700 tra droni e missili, uccidendo 25 persone e ferendone almeno cento. Le operazioni sono continuate anche nei giorni successivi, provocando altri undici morti e più di 140 feriti. Tra il 16 e il 17 maggio l’esercito di Kiev ha risposto colpendo in profondità all’interno del territorio russo, con un’intensità senza precedenti. In particolare sono state bombardate le infrastrutture del complesso militare-industriale russo nel territorio di Stavropol e soprattutto nella regione di Mosca, dove quattro civili sono rimasti uccisi. Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj ha parlato di una “reazione perfettamente giustificata” ai raid di Mosca, mentre – scrive Novaja Gazeta Europe – i mezzi d’informazione ufficiali russi hanno largamente minimizzato l’accaduto. Nonostante gli ultimi sviluppi, che sembrano mettere la guerra su un nuovo binario, “le condizioni poste da Putin non sembrano cambiate: è disposto a un cessate il fuoco e a nuovi colloqui solo se le truppe di Kiev si ritireranno dalle regioni ucraine che il Cremlino ha dichiarato russe. Per avviare dei veri negoziati Putin dovrebbe adottare un approccio più pragmatico. Ma al momento non ci sono segnali in questo senso”, commenta la Süddeutsche Zeitung, che si concentra sulla nuova strategia di Kiev: “L’Ucraina deve evitare in ogni modo di avvicinarsi ai livelli di crudeltà e brutalità mostrati dagli invasori russi verso i civili. Se lo farà, rischierà di perdere molto più di quello che guadagnerà. Soprattutto la fiducia dei suoi sostenitori”. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1666 di Internazionale, a pagina 27. Compra questo numero | Abbonati