I ministri degli esteri di Australia, Giappone, India e Stati Uniti si sono riuniti a New Delhi il 26 maggio nell’ambito del Quad, il forum informale sulla sicurezza nell’area dell’Indo-Pacifico. Il gruppo era nato nel 2007 su iniziativa del primo ministro giapponese Shinzō Abe con il sostegno dell’australiano John Howard, dell’indiano Manmohan Singh e del vicepresidente statunitense Dick Cheney per far fronte al crescente peso economico e politico della Cina. Con l’uscita dell’Australia nel 2008, le riunioni si sono interrotte e sono riprese solo nel 2017. Il fatto che dal 2024 siano passate al livello ministeriale ha suscitato dubbi sulla sua efficacia. “Negli ultimi anni il Quad si è trasformato da un’idea strategica astratta a una piattaforma di cooperazione concreta”, scrive The Interpreter. “La domanda ora è se sia sostenibile senza un contributo costante da parte degli Stati Uniti a livello di leader. La presenza del segretario di stato Marco Rubio a New Delhi dimostra chiaramente che Washington è presente, ma la preferenza generale dell’amministrazione Trump per gli accordi bilaterali e la ripartizione degli oneri tra i paesi introduce un margine d’incertezza sul proseguimento dell’impegno multilaterale. I piani per un vertice tra i leader previsto lo scorso anno sono falliti e non c’è una data certa per il prossimo”. A New Delhi i ministri hanno concordato la costruzione congiunta di un porto alle isole Fiji, il lancio di un’iniziativa sulla sicurezza energetica nell’Indo-Pacifico e un quadro di riferimento per i minerali critici. L’iniziativa, scrive la Reuters, potrebbe essere significativa per il Giappone dopo che la Cina ha bloccato le esportazioni verso l’arcipelago di alcuni minerali usati nell’industria aerospaziale, della difesa e dei semiconduttori in seguito a una disputa diplomatica tra Tokyo e Pechino. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1667 di Internazionale, a pagina 30. Compra questo numero | Abbonati