L’ epidemia causata dal virus ebola, ceppo Bundibugyo, nella Repubblica Democratica del Congo continua a diffondersi nonostante i tentativi di contenerla: i presunti casi sono più di mille e 220 le morti sospette. Come ha dichiarato l’Organizzazione mondiale della sanità il 22 maggio, il rischio per la salute pubblica è diventato “molto alto” a livello nazionale. Resta, invece, “basso” a livello globale e “alto” nella regione: in Uganda sono stati registrati sette contagi e un morto, e i Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie temono che il virus si diffonda in dieci paesi. Mentre l’università di Oxford è al lavoro su un vaccino che potrebbe essere pronto per i test clinici entro due o tre mesi, nelle province colpite dall’epidemia i sanitari devono fare i conti con gli attacchi ai centri di cura. In almeno tre incidenti, scrive Le Monde Afrique, folle di persone hanno protestato violentemente perché non potevano recuperare i corpi dei loro familiari morti.
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Questo articolo è uscito sul numero 1667 di Internazionale, a pagina 20. Compra questo numero | Abbonati