L’e sercito israeliano ha lanciato una serie di attacchi contro il sud e l’est del Libano, uccidendo almeno undici persone nel villaggio di Mashghara, nella valle della Beqaa, il 25 maggio e altre 31 il giorno seguente. I bombardamenti arrivano dopo le dichiarazioni del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che aveva detto di aver autorizzato attacchi più intensi contro Hezbollah. Il 24 maggio i vertici militari avevano reso noto che un soldato israeliano era stato ucciso in combattimento nel sud del Libano, portando a 23 il numero totale delle perdite militari israeliane da quando è ripreso il conflitto con Hezbollah il 2 marzo. Le vittime dei bombardamenti israeliani sono salite invece ad almeno 3.213 morti e più di 9.600 feriti. Il 26 maggio l’esercito israeliano ha emesso nuovi ordini di evacuazione in tutto il paese vicino, accusando Hezbollah di violare il cessate il fuoco entrato in vigore il 17 aprile. Il 25 maggio Beirut ha ricordato che ventisei anni fa l’esercito israeliano si è ritirato dal sud del paese dopo ventidue anni di occupazione. Ma l’anniversario ha un “gusto amaro” per gli abitanti delle cittadine e dei villaggi di nuovo occupati da Israele, racconta **L’Orient-Le Jour ** in un reportage dalle tendopoli di Beirut, dove vivono gli sfollati che non hanno “nessun altro posto dove and are”.
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Questo articolo è uscito sul numero 1667 di Internazionale, a pagina 20. Compra questo numero | Abbonati