◆ Il 20 maggio l’assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato con 141 voti favorevoli, 8 contrari e 28 astenuti una risoluzione che sostiene un parere consultivo della Corte internazionale di giustizia (Cig), secondo cui in base al diritto internazionale gli stati hanno l’obbligo di ridurre l’uso dei combustibili fossili e agire contro il cambiamento climatico. I paesi che hanno votato contro sono Arabia Saudita, Bielorussia, Iran, Israele, Liberia, Russia, Stati Uniti e Yemen. La Cig aveva espresso il parere nel luglio 2025 su richiesta del governo di Vanuatu, che aveva raccolto l’iniziativa lanciata da un gruppo di studenti di legge provenienti da diversi stati insulari del Pacifico. Pur non essendo vincolante, il parere era stato accolto come un grande passo avanti nel campo del diritto sul clima, perché avrebbe offerto una base legale alle cause intentate dagli ambientalisti e dalle vittime del cambiamento climatico contro governi e aziende. Alcuni tribunali hanno già citato le conclusioni della Cig tra le motivazioni delle loro sentenze, come quella che ha riconosciuto il governo olandese colpevole di non fare abbastanza per proteggere gli abitanti dell’isola di Bonaire. Il voto dell’Assemblea generale non avrà conseguenze pratiche immediate, ma evidenzia l’isolamento degli Stati Uniti, che avevano orchestrato una campagna di pressione contro Vanuatu perché ritirasse la risoluzione e sono riusciti a convincere a votare contro solo una manciata di stati petroliferi e autoritari.

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Questo articolo è uscito sul numero 1667 di Internazionale, a pagina 104. Compra questo numero | Abbonati