Badru Katumba, Afp/Getty

Il 26 giugno Israele e Libano hanno firmato a Washington ( nella foto ) un accordo quadro mediato dagli Stati Uniti e respinto dalla milizia Hezbollah. I due paesi hanno concordato di riconoscere a vicenda la propria esistenza e la sovranità sui rispettivi territori, mettere fine a qualunque stato di guerra tra loro e continuare i negoziati per arrivare a un accordo di pace più ampio. L’intesa prevede che le truppe israeliane resteranno nelle zone occupate nel sud del Libano fino a quando Hezbollah non sarà disarmato e l’esercito libanese prenderà il controllo di tutto il territorio. Secondo **L’Orient-Le Jour ** l’intesa è “concepita per sganciare il dossier libanese da quello iraniano e contribuire a ridisegnare l’architettura regionale e i nuovi equilibri del Medio Oriente”. Per il sito **Al Modon ** il Libano è “prigioniero del peggior accordo possibile”, che non cambia nulla nel sud del paese, dove gli aerei da guerra israeliani continuano a sorvolare il territorio. Intanto Israele ha lanciato attacchi anche nel sud della Siria. Le tensioni si sono concentrate nel villaggio di Abdin, nella provincia di Daraa, dove il 28 giugno gli abitanti hanno cercato di bloccare l’avanzata di un’unità dell’esercito israeliano. Il quotidiano panarabo **Al Araby al Jadid ** denuncia che le incursioni israeliane in Siria sono sempre più frequenti e che la popolazione teme un’occupazione prolungata.

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Questo articolo è uscito sul numero 1672 di Internazionale, a pagina 29. Compra questo numero | Abbonati