“Una volta un direttore dell’Economist ha detto: ‘Siamo un giornale d’opinione e approfondimenti. Ci esponiamo in prima persona e quindi ogni tanto rischiamo di pagarne le conseguenze’”. In queste settimane, ammette la rivista, è capitata una cosa simile con il prezzo del greggio. Alla fine di aprile, quasi due mesi dopo l’inizio della guerra degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran, “abbiamo scritto che i commercianti di petrolio vivevano in un mondo irreale se pensavano che il prezzo del greggio sarebbe sceso a 88 dollari al barile entro la fine del 2026. Oggi il Brent costa poco più di settanta dollari al barile”. Il nostro errore è dovuto a due motivi, spiega il settimanale. “Primo perché pensavamo che sia gli Stati Uniti sia l’Iran avrebbero resistito di più prima di accettare un accordo”. Secondo: non abbiamo previsto quanto la Cina sarebbe stata capace di ridurre le sue importazioni di greggio per stabilizzarne il prezzo. Oggi Pechino compra cinque milioni di barili in meno al giorno rispetto a un anno fa. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1673 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati