Cosa significa per Madonna pubblicare il suo miglior album degli ultimi vent’anni? In fondo l’asticella per lei era ormai bassissima. Secondo la stessa artista, il punto più basso della sua carriera – la trilogia composta da MDNA (2012), Rebel heart (2015) e Madame X (2019) – è stato il risultato del discusso accordo con la Live Nation e la Interscope, che l’ha allontanata dalla Warner e ha limitato la sua libertà creativa. Nel 2018 Madonna si sfogava ricordando i tempi in cui poteva realizzare dischi dall’inizio alla fine senza passare dai “songwriting camp”. Confessions II, quindicesimo album in studio e seguito ideale di Confessions on a dance floor, rappresenta invece una svolta. Gran parte dei brani è firmata solo da Madonna e Stuart Price, storico collaboratore già artefice del disco del 2005. Il risultato non è solo il suo lavoro migliore degli ultimi vent’anni, ma un album che ritrova l’urgenza emotiva e la visione artistica dei capolavori di fine anni novanta. Tra house, disco e french touch, Confessions II racconta anche la sua storia: dai primi anni nei club di New York ai ricordi più intimi, fino alle riflessioni sulla perdita, la famiglia e il tempo che passa. Brani come Danceteria e L.E.S. girl intrecciano memoria personale e innovazione sonora, restituendo un’artista finalmente libera di seguire il suo istinto. È proprio questa sincerità, più ancora della qualità della produzione dei brani, a rendere Confessions II un ritorno sorprendente e una delle prove più convincenti della carriera recente di Madonna.

Shaad D’Souza,
Pitchfork

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Questo articolo è uscito sul numero 1673 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati