Le isole generano ecosistemi musicali propri: comunità creative coese, ma prive delle infrastrutture necessarie per crescere. Il Colectivo Casa Amarela (Cca), nato a Madeira da quattro artisti dell’arcipelago, emerge da questa tensione, in un contesto dove il turismo ha a lungo oscurato l’arte locale. Per quasi vent’anni la scena sperimentale dell’isola ha ruotato attorno al Madeiradig, festival fondato nel 2004 a São Vicente. Pur portando a Madeira elettronica sperimentale, sound art e avanguardia, il festival guardava all’estero, lasciando poco spazio ai musicisti del posto. Il Cca ha cercato inizialmente di entrare in quel circuito, ma l’indifferenza delle istituzioni l’ha spinto verso l’autonomia.
Oggi il collettivo, guidato da Bruno Aires e Mafalda Melim, è una piattaforma vitale per l’elettronica sperimentale portoghese. Ha spostato il baricentro a Lisbona e ha ampliato il catalogo. Da questa comunità è nato Jejum, rassegna itinerante basata su residenze artistiche. Etichetta e rassegna sono due lati dello stesso progetto: costruiscono spazi indipendenti in cui sperimentare, incontrarsi e far circolare nuova musica. Uno dei dischi che hanno più definito l’identità del collettivo è Dreaming of sailing further west degli Ulnar, un duo formato dallo stesso Bruno Aires con Rui P. Andrade che mescola ambient e sperimentazione per creare paesaggi marini di un blu cristallino e atmosfere sospese.
Filipe Costa, Bandcamp daily
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Questo articolo è uscito sul numero 1679 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati