Sono ancora tutti qui, la prima raccolta di racconti della scrittrice nordirlandese Liadan Ní Chuinn, è avvolta da un certo mistero. Il nome è uno pseudonimo e nel libro non compare alcuna fotografia dell’autrice: tutto ciò che ci viene detto è che è nata nel 1998, l’anno dell’accordo del venerdì santo. Ma leggendo il lavoro di Ní Chuinn una cosa diventa subito evidente: si tratta di un esordio fenomenale. Le scene di Ní Chuinn sono piene di vetri infranti, ossa rotte, cannule, aghi, disperate corse in ambulanza. Arrivati all’ultimo racconto, Daisy Hill, siamo ormai preparati a eventi terribili. Un personaggio è accasciato sul pavimento, ed ecco ancora un altro zio, fratello o padre da piangere. La vera forza della raccolta, tuttavia, si rivela soltanto alla fine. In coda Ní Chuinn registra, con un presente fattuale e raggelante, le morti di decine di persone realmente esistite, uccise dalle forze dello stato britannico. È una scrittura che toglie il fiato.
Sophie Dickinson, The Observer
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Questo articolo è uscito sul numero 1681 di Internazionale, a pagina 121. Compra questo numero | Abbonati