◆ Un aggiornamento pubblicato il 3 settembre dall’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) ha confermato che l’evento di El Niño in corso potrebbe durare almeno fino a febbraio del 2027, e che se seguirà la tendenza osservata finora diventerà il più intenso da quando sono cominciate le misurazioni. L’Omm ha invitato i governi di tutto il mondo a prepararsi al rischio di eventi climatici estremi nei prossimi mesi. El Niño infatti provoca il riscaldamento delle acque di superficie dell’oceano Pacifico centrorientale e, oltre a favorire l’aumento delle temperature globali sommandosi all’effetto delle emissioni di gas serra può alterare la circolazione atmosferica e i cicli delle precipitazioni in regioni del pianeta anche molto distanti. I suoi effetti sono già visibili nell’ondata di caldo primaverile anomalo che ha investito l’Australia nei giorni scorsi e nel calo delle precipitazioni osservato in diversi paesi dell’Asia centrorientale. Secondo New Scientist, però, una delle conseguenze più gravi del fenomeno potrebbe essere una siccità estrema in Amazzonia. Gli eventi precedenti di El Niño sono stati associati a episodi di aridità nella regione, come quello che tra il 2015 e il 2016 ha alimentato vasti incendi che hanno distrutto 2,5 miliardi di piante. Le precipitazioni tra giugno e agosto sono state già significativamente inferiori alla media, e alcuni ricercatori temono una siccità senza precedenti che aumenterebbe il rischio di un collasso irreversibile della foresta pluviale più grande del pianeta.
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Questo articolo è uscito sul numero 1682 di Internazionale, a pagina 96. Compra questo numero | Abbonati