Gustave Courbet
Museum Folkwang, Essen, fino all’8 novembre
Courbet è stato spesso celebrato come implacabile nella sua ricerca della libertà e focoso attivista politico. Non si rassegnava alle autorità, si schierava con entusiasmo dietro ogni barricata e dopo essere finito in prigione, si rifugiò nell’esilio. Non ci si è mai soffermati sulla sua allegria ed esuberanza. Amava le maschere e sembrava non stancarsi mai della propria capacità di trasformarsi. Si è messo in scena in quasi cinquanta dipinti, un egocentrismo secondo solo a quello di Rembrandt. Si mette nei panni di un pensatore corrugato, di un cavaliere, di un profeta e di una trota insanguinata, considerata dalla critica un metaforico autoritratto.
Die Zeit
Mona Benyamin
Friche Belle-de-Mai, Marsiglia, fino al 26 settembre
All’ingresso del labirinto dantesco allestito da Mona Benyamin, nata nel 1997 ad Haifa, un primo video è la porta dell’inferno: un uomo e una donna di mezza età snocciolano battute di cattivo gusto di cui non colgono la portata misogina. Risate da sitcom dozzinale creano un rumore di fondo che parte sfumato, aumenta di tono e infine deraglia diventando insopportabile. Sullo schermo, volti straordinari e quelli ordinari dei genitori dell’artista. I coniugi Benyamin, che non parlano inglese, inizialmente ripetono le battute scritte dalla figlia, poi raccontano in arabo gli orrori della guerra a Gaza e in Cisgiordania. Cresce il disagio, si ride di soppiatto, la sala applaude.
Libération
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Questo articolo è uscito sul numero 1682 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati