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“Le forze armate sudanesi che fanno capo al generale Abdel Fattah al Burhan (nella foto) si sono trovate al centro di una grave crisi dopo le rivelazioni di due importanti mezzi d’informazione statunitensi sul loro coinvolgimento nello sviluppo e nell’uso di armi chimiche nella guerra contro i paramilitari delle Forze di supporto rapido (Rsf)”, scrive il sito di Radio Tamazuj. Il 5 settembre il Washington Post **e il **New York Times hanno scritto che per almeno sei mesi, tra il luglio 2024 e il gennaio 2025, l’esercito avrebbe sviluppato e usato bombe al cloro. Il gas usato per fabbricare le munizioni sarebbe stato quello donato dalle organizzazioni internazionali e destinato agli impianti di depurazione delle acque. Le rivelazioni si basano su documenti, foto, intercettazioni e video ottenuti da fonti di intelligence mediorientali (secondo Le Monde, israeliane). “L’esercito potrebbe aver fatto ricorso alle armi chimiche a causa delle difficoltà riscontrate nelle prime fasi della guerra”, spiega il New York Times. “A metà del 2024 aveva perso il controllo di gran parte della capitale e faceva fatica a respingere i combattenti delle Rsf”. Da tempo gli Stati Uniti accusano l’esercito sudanese di aver usato le armi chimiche nella guerra civile cominciata nel 2023, e hanno adottato due pacchetti di sanzioni, l’ultimo nel giugno 2026, contro entrambe le parti in guerra. Le forze di Al Burhan respingono le accuse e ricordano che il Sudan aderisce alla convenzione sulle armi chimiche. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1682 di Internazionale, a pagina 26. Compra questo numero | Abbonati