Nella narrativa la reinvenzione di sé è un tema ricorrente, spesso accompagnato dal sospetto che sia impossibile. Una nuova nuova me lo porta alle estreme conseguenze. La protagonista Kinga ha quarant’anni, è single e lavora in un’azienda. Ma soffre di una particolare afflizione: di lei ne esistono sette. Ognuna prende il comando per un giorno della settimana, lasciando alle altre messaggi vocali e pagine di diario che formano il libro. Oyeyemi, scrittrice britannica di origine nigeriana, è una voce originale: i suoi libri occupano la zona di confine tra realismo e fiaba, dove il plausibile sfiora l’impossibile. Nei suoi romanzi ha mostrato una fascinazione per la complessità e il paradosso. Le sette Kinga sembrano create apposta per moltiplicare queste contraddizioni: ogni punto di vista è irrimediabilmente parziale e le versioni della realtà spesso si smentiscono a vicenda. A metà libro scopriamo che la Kinga originale è cresciuta sentendosi ignorata. A una rimpatriata del liceo capisce però che i compagni la ricordano con affetto, come un’amica. Il divario tra l’immagine che ha di sé e quella che ne hanno gli altri la manda in frantumi: Kinga si divide in sette alter ego. Una nuova nuova me spinge così la logica del continuo reinventarsi fino al punto in cui il miglioramento di sé diventa indistinguibile dall’autocancellazione. Kinga sta meglio come una persona sola o come sette? Oyeyemi non dà una risposta.
Katy Waldman,
The New Yorker
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Questo articolo è uscito sul numero 1682 di Internazionale, a pagina 79. Compra questo numero | Abbonati