“Scolasticidio” è il neologismo che descrive la distruzione sistematica del sistema educativo di un popolo, un fenomeno sempre più diffuso nei conflitti armati. Tra il 2024 e il 2025 la Global coalition to protect education from attack ha registrato 8.566 attacchi di questo tipo in 83 paesi, oltre il 40 per cento in più rispetto al biennio precedente. In 1.912 casi le scuole e le università sono state usate per fini militari, come caserme, postazioni di tiro, centri di detenzione o depositi di armi. Tra i paesi più colpiti: Colombia, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Haiti, Palestina, Iran e Ucraina. Negli ultimi tre anni a Gaza più del 90 per cento degli edifici scolastici è stato danneggiato o distrutto, tutte le università sono state rase al suolo e più di duecento accademici sono stati uccisi. In un editoriale The BMJ denuncia che il degrado sistemico dell’istruzione ha conseguenze dirette anche sulla salute, e chiede di porre fine all’impunità per gli attacchi mirati contro scuole e università: la perdita d’infrastrutture e di personale indebolisce la ricerca e i sistemi sanitari e la formazione delle future generazioni di professionisti sanitari. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1683 di Internazionale, a pagina 97. Compra questo numero | Abbonati