L’8 settembre il presidente keniano William Ruto ha dato un ultimatum di novanta giorni ai lavoratori stranieri presenti nel paese per regolarizzare la loro posizione e ottenere le licenze per le loro attività commerciali. La settimana prima Ruto aveva ordinato di chiudere i negozi e le bancarelle gestiti da immigrati, sostenendo che quel tipo di lavoro dev’essere riservato ai keniani. Le parole di Ruto hanno causato il panico tra i migranti burundesi, uno dei gruppi più numerosi nel paese, che vengono da uno dei paesi più poveri del mondo e rischiano varie forme di persecuzione, scrive The East African. “Il precedente sudafricano è nella memoria di tutti”, scrive il giornale burundese Iwacu, riferendosi alle violenze contro gli stranieri scoppiate in Sudafrica negli ultimi mesi. “Il senso di insicurezza ha già avuto effetto e i burundesi stanno facendo le valigie”. Oltre ai migranti economici, in Kenya vivono anche 16mila rifugiati e richiedenti asilo burundesi, che rischiano di finire nel mirino degli xenofobi. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1683 di Internazionale, a pagina 26. Compra questo numero | Abbonati