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Da anni molti turchi affidavano i loro risparmi alla Tera, un fondo d’investimento che prometteva rendimenti da capogiro. Poi a metà settembre è scoppiato il panico, spiega il Financial Times: tutto si reggeva su una sorta di schema Ponzi, la classica truffa finanziaria attraverso la quale si raccolgono i soldi dei risparmiatori garantendogli rendite spropositate, che in realtà sono pagate con i soldi affidati al fondo da altri nuovi clienti; a un certo punto lo schema diventa insostenibile, e quando i clienti capiscono che qualcosa non va si scatena la corsa a ritirare i soldi. È quello che è successo in Turchia, dove le autorità hanno arrestato i dirigenti della Tera, che in pochi giorni ha dovuto restituire 680 miliardi di lire turche (circa 14 miliardi di dollari). Il fondo era descritto come la Goldman Sachs turca e in borsa il suo titolo non smetteva di crescere: nel 2025 ha registrato un aumento del 2.000 per cento. Da tempo, però, l’azienda era nel mirino degli inquirenti, che hanno svelato il meccanismo dietro il suo successo. Oltre alle operazioni opache, è emersa anche un’abile strategia comunicativa, che aveva l’obiettivo di rafforzare la fiducia dei risparmiatori nelle capacità della Tera: il fondatore Emre Tezmen (nella foto) e i suoi collaboratori , per esempio, non mancavano mai di sottolineare i loro stretti legami con gli esponenti del governo turco, tra cui il ministro del tesoro e quello delle finanze, aggiungendo che Ankara non avrebbe esitato a intervenire in caso di bisogno. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1684 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati