Suva, Fiji, 20 settembre 2026 (Afp/Getty)

Le Fiji hanno dichiarato lo stato di emergenza nazionale per un aumento vertiginoso dei contagi da hiv, legato a un aumento del consumo di metanfetamine nel paese. Secondo gli ultimi dati del governo, un adulto su sessanta oggi vive con il virus, il 27 per cento in più rispetto al 2025. Il ministro della salute Ratu Atonio Lalabalavu ha spiegato che la misura è stata necessaria per affrontare quella che ha definito una “epidemia”.

A contribuire all’aumento delle infezioni, scrive Radio New Zealand, è una pratica chiamata “bluetoothing”, ovvero la condivisione di droghe per via endovenosa in cui una persona assume la sostanza, preleva un campione del suo sangue e poi lo inietta a un’altra persona. La scarsa disponibilità di aghi e siringhe sterili ne ha alimentato la condivisione peggiorando la situazione, spiega il governo. Da anni le Fiji e le altre isole del Pacifico si trovano su una rotta relativamente nuova del traffico internazionale di stupefacenti e l’aumento della tossicodipendenza nella regione ne è un effetto collaterale. Un altro fattore di rischio è l’uso inadeguato e discontinuo del preservativo tra la popolazione sessualmente attiva. Ma l’epidemia sta dilagando anche tra fasce di popolazione non legate a pratiche a rischio. La “trasmissione verticale”, ovvero la trasmissione dell’infezione da una donna incinta infetta al feto, è un altro problema con cui il paese si sta confrontando. Nel 2025 sono nati 59 bambini con l’hiv e 18 sono morti prima di compiere un anno. Le autorità prevedono di ampliare l’accesso a test gratuiti, volontari e anonimi, a terapie antiretrovirali, a farmaci preventivi e a servizi di riduzione del danno per i tossicodipendenti che usano droghe per via iniettiva. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1684 di Internazionale, a pagina 29. Compra questo numero | Abbonati