Vladimir Putin, 18 settembre 2026 (Vyacheslav Prokofyev, Afp/Getty)

Tra il 18 e il 20 settembre i russi sono andati alle urne per le elezioni legislative e regionali. Com’era ampiamente prevedibile, con il 58 per cento dei voti e 355 deputati su 450 il partito di Putin, Russia unita, ha ottenuto una vittoria netta, seguito dai comunisti del Kprf (14 per cento), dal partito Liberaldemocratico, in realtà di estrema destra (9 per cento), e dalle poche altre formazioni tollerate dal regime. Il voto è stato definito una farsa dai giornali occidentali, mentre la stampa indipendente russa ha messo in evidenza l’assenza di un vero dibattito e di partiti d’opposizione. Molto diversa la lettura dei giornali russi allineati al Cremlino. “In un unico giorno i russi hanno espresso le loro preferenze per il parlamento, i governatori di otto regioni e i deputati di 39 assemblee regionali”, scrive l’agenzia di stampa Ria Novosti. “In questo momento di estrema pressione esterna, hanno dimostrato che non permetteranno a nessuno di imporgli la sua volontà e d’intromettersi nella scelta del loro percorso di sviluppo”.

Secondo Moskovskij Komsomolets, tra i giornali più letti di Russia, “il voto ha effetti concreti anche sulla politica estera, perché dimostra al pubblico internazionale che chi governa non solo ha la situazione sotto controllo, ma è anche in grado di raggiungere qualsiasi obiettivo, a dispetto delle difficoltà economiche e delle conseguenze dei bombardamenti ucraini. In altre parole, la Russia sta facendo capire al mondo, con altri strumenti, che un esito a lei favorevole nel conflitto russo-ucraino è inevitabile”. ◆

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1684 di Internazionale, a pagina 24. Compra questo numero | Abbonati