A volte sembra che la musica venga creata senza sforzi; altre sembra che sia frutto di un processo massacrante. Il quinto album della brillante Marina Herlop appartiene alla seconda categoria. Finora l’artista catalana non ha mai nascosto la complessità del suo lavoro, che porta la musica classica in territori di pop alieno. Ma Dja dja è ambizioso perfino per lei: in quindici brani intensi combina trame vocali articolate con percussioni marziali, ticchettii, versi di uccelli mutanti e bassi organici. Sembra la ricetta perfetta per un mal di testa, ma come dimostrano l’estasi cinematica di Bliss o il jazz funk scoppiettante di Vas volant qui ci sono bellezza, divertimento e ritmo mentre Herlop segue la sua musa attraverso un labirinto d’ispirazione, come una Björk dell’Europa del sud o una Fever Ray che abbia davvero la febbre.
Ben Cardew, Dj Mag

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Questo articolo è uscito sul numero 1687 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati