“Voglio offrirvi non un frammento del mio cuore, ma il cuore intero”. A 76 anni Stevie Wonder mantiene la promessa, regalando all’Accor Arena di Parigi più di due ore e mezzo di soul, funk e rnb travolgente per celebrare i cinquant’anni di Songs in the key of life, il suo capolavoro del 1976. La serata del 15 ottobre si apre al buio, con un invito al pubblico a immaginare cosa significhi vivere senza la vista. Poi le luci svelano Wonder circondato da quasi trenta musicisti, tra archi, fiati, coristi e collaboratori storici. Il concerto ripercorre il doppio album, pubblicato quando Wonder aveva appena 26 anni, aggiungendo i quattro brani dell’ep A something’s extra. Le tastiere e i fiati di Sir Duke e I wish accendono l’arena, mentre Pastime paradise conserva la sua forza evocativa. Canzoni che intrecciano amore, spiritualità e impegno civile, ancora attuali. Prima di Isn’t she lovely, dedicata alla figlia Aisha, oggi tra le coriste, Wonder mostra fotografie di famiglia e lancia un appello alla pace, invitando i leader mondiali a pensare alle nuove generazioni. La seconda parte è un crescendo di emozioni: dal funk psichedelico di All day sucker alla delicatezza di If it’s magic fino agli irresistibili As e Another star. Il gran finale arriva con Superstition, impreziosita dall’apparizione a sorpresa di Lenny Kravitz alla chitarra. Una celebrazione memorabile, capace di dimostrare che la musica di Wonder non ha perso la sua magia.
Noémie Lecoq,
Les Inrocks
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Questo articolo è uscito sul numero 1688 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati