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entre si diffondevano le proteste nelle grandi città di tutt’Europa, “una popolazione più silenziosa e trascurata sta affrontando settimane di scioperi e blocchi, in gran parte ignorati dai mezzi d’informazione. Nelle regioni meridionali – Puglia, Calabria, Sicilia, Molise, Campania e Basilicata – gli scaffali di alcuni supermercati sono vuoti e sono crollate le forniture di carburante da quando i lavoratori dei settori dei trasporti e dell’agricoltura hanno dato il via a una protesta contro l’alto costo della vita”, scrive Gaia Neiman sul sito di Bruxelles EuObserver. “Mentre lo scorso fine settimana i manifestanti in grandi città come Milano e Bologna si sono uniti al coro europeo di proteste per la casa, da Bari a Palermo gli autotrasportatori hanno bloccato le autostrade e le strade che portano ai principali porti, denunciando gli altissimi costi di fertilizzanti, sementi e carburanti per trattori e mezzi di trasporto”.

Da una parte, racconta Neiman, ci sono produttori in grandi difficoltà e consumatori che faticano a far quadrare i conti a causa dell’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, che secondo l’associazione ambientalista Terra! sono cresciuti del 30 per cento dal 2021. Dall’altra, ci sono le multinazionali che hanno aumentato i loro profitti. La situazione è particolarmente difficile per i piccoli agricoltori del sud.

Secondo Terra! tra il 2010 e il 2020 il 30 per cento delle aziende agricole italiane è stato costretto a chiudere e si prevede che altre lo faranno, visto che il carburante si avvia a superare i 2,20 euro al litro. “Il sud ha subìto maggiormente le conseguenze dell’instabilità nel settore agricolo, nonostante in Sicilia si trovi una delle più grandi raffinerie d’Europa”, nota EuObserver. In tutto questo il governo è intervenuto in ritardo, convocando solo il 20 ottobre un incontro con i rappresentanti degli autotrasportatori. “La situazione non è stata considerata un’emergenza”, scrive Neiman, evidenziando “un notevole ritardo e una storica mancanza di attenzione nei confronti di una parte dell’Italia svantaggiata, dove i problemi e le emergenze legati alla crisi climatica non riescono sempre a trovare spazio nelle notizie nazionali”.

Le proteste nell’Italia meridionale “hanno ripercussioni anche sul piatto nazionale: la pasta”, nota Elisa Britzelmeier sul quotidiano tedesco Süd-deutsche Zeitung. “Il produttore Rummo ha già sospeso la produzione perché manca la semola di grano duro. All’origine c’è la mobilitazione degli autotrasportatori contro i prezzi elevati del gasolio e l’inflazione in generale, il tema che accomuna tutte le proteste da nord a sud. Secondo le stime dell’Istat, l’inflazione in Italia è ai livelli più alti degli ultimi tre anni: a settembre ha raggiunto il 4,2 per cento. I salari non sono andati di pari passo e il loro valore reale è in calo da anni. Gli stipendi italiani sono particolarmente bassi rispetto alla media europea, con una retribuzione media mensile che si aggira intorno ai 2.800 euro lordi”.

L’Italia è tra i paesi con i prezzi dell’energia più alti d’Europa ed è particolarmente dipendente dal gas, usato anche per la produzione di energia elettrica. La Süd-deutsche Zeitungnota che il governo italiano di Giorgia Meloni si è impegnato per garantire le forniture italiane di gas e petrolio, ma non è intervenuto sul tema dei salari e dei prezzi delle case. “Il governo aveva attenuato l’impatto dell’aumento dei prezzi dei carburanti riducendo le accise. La misura è stata prorogata di settimana in settimana, e si applicava sia ai proprietari di auto di lusso sia alle famiglie a basso reddito. Ma gli autotrasportatori chiedono di più”. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1688 di Internazionale, a pagina 24. Compra questo numero | Abbonati