David Thomas

_Ovunque gli altri _è un libro di aneddoti tutt’altro che insignificanti. Con una lingua colloquiale, una narrazione ben congegnata e un tono impertinente, David Thomas si fa beffe dei contemporanei con arte e sottigliezza. Le sue microfinzioni raccolgono istanti insoliti sfuggiti alla realtà. Frammenti di vite amorose, amicali e professionali s’intrecciano in un susseguirsi di colpi di scena. Ogni capitolo, scritto in prima persona, somiglia a una conversazione a ruota libera e trova un equilibrio tra commedia, satira e ironia corrosiva. Le frasi sono brevi e affilate: bastano pochi tratti per delineare un personaggio e un’inezia perché tutto precipiti. Thomas non indugia sulla psicologia: preferisce il gesto, il dettaglio, l’istante rivelatore. Insegue la malafede e le contraddizioni nascoste dietro le ideologie e i discorsi di facciata. Come l’amico che abbandona la civiltà e la società dei consumi per rifugiarsi nei boschi dei Vosgi, salvo poi comprarsi un fuoristrada. Dietro le facezie emergono domande sulla letteratura, sui rapporti umani e sulla morte. Qui sta la forza, e forse il limite, di una scrittura profondamente politica: lasciare a ciascuno il compito di giudicare significa restituire al lettore la responsabilità di pensare.

Quentin Margne, **
**Mediapart

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Questo articolo è uscito sul numero 1688 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati