Megha Majumdar

I protagonisti del secondo romanzo di Megha Majumdar si considerano entrambi guardie e vedono nell’altro un ladro. Il lettore deve solo osservare come il mondo trasformi gli uni negli altri. _Sette giorni _si svolge nell’ultima settimana che Ma dovrebbe trascorrere a Calcutta, prima di raggiungere il marito negli Stati Uniti con il padre e la figlia di due anni, grazie ai “visti climatici”. Inondazioni e caldo estremo hanno reso cronica la scarsità di cibo. Ma, che si ritiene onesta e altruista, ruba da anni le provviste del dormitorio per senza tetto di cui è direttrice: deve pur sfamare la famiglia. Ma Boomba, un ospite che l’ha scoperta, entra in casa sua e porta via cibo, denaro e passaporti. La prosa sacrifica digressioni, giochi di parole e contesto in nome dell’efficienza narrativa. Il ritmo è quello di un thriller, ma la tensione nasce dall’inasprirsi dei dilemmi morali. Rinunciando agli strumenti del romanzo, Majumdar spinge a chiedersi perché non abbia scritto un film o un testo teatrale, e ribadisce così spesso il proprio messaggio da far pensare a un telefilm. In compenso, evita le spiegazioni dell’India a uso occidentale e rende bene come i ricchi indiani usino la famiglia per giustificare ogni prepotenza. Meno riuscita la dimensione climatica: alcuni snodi sono inverosimili e l’idea che gli Stati Uniti concedano quei visti resta poco credibile. Il libro mette in scena la paura delle élite indiane di dover condividere, ma minimizza quella occidentale dell’immigrazione climatica.

Keshava Guha, **
**The Guardian

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Questo articolo è uscito sul numero 1688 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati