Nel 1908, in una città francese di provincia, il notaio André (Swann) e la moglie Victoire vivono in una casa borghese. Forse dovremo dire convivono, perché anche se si parlano con affetto dormono separati e Victoire adempie solo sporadicamente al suo “dovere coniugale”. Secondo uno schema diffuso all’epoca, André, senza scrupoli o remore, placa il suo desiderio con la domestica Céleste (Galatéa Bellugi), che alla fine rimane incinta. Il film sembra concentrarsi sugli obblighi, sulle corvée. Ci rientra anche la sessualità: il “dovere coniugale” della sposa, lo “ius primæ noctis” sulla domestica, il desiderio soffocato. Ma anche, nel caso degli autori, i doveri a cui ci sottopone questo genere di scavo nel passato: la sottomissione delle donne, quella di tutti all’ordine costituito, e come le solitudini di uomini e donne si alimentino reciprocamente. Hervé Aubron, Le Monde
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Questo articolo è uscito sul numero 1689 di Internazionale, a pagina 83. Compra questo numero | Abbonati