Questo romanzo non vi sarebbe dovuto arrivare tra le mani. Quando Mathieu Belezi l’ha terminato, nel 2019, nessun editore l’aveva voluto, neppure le sue case editrici precedenti. S’intitolava À la dérive; esce ora, rimaneggiato, come Cantico del caos. Ma il primo manoscritto nella sostanza era lo stesso libro: la storia di una fuga in un mondo sconvolto dal caos climatico e dal ritorno universale del totalitarismo, animata dalla stessa lingua incandescente, attonita davanti all’orrore e alla bellezza della condizione umana. Tra quel naufragio editoriale e oggi ci sono sei anni e un miracolo: l’incontro con Frédéric Martin, fondatore della casa editrice Le Tripode, e il successo di Attaccare la terra e il sole _(Feltrinelli Gramma 2024), romanzo sulla colonizzazione dell’Algeria, che ha venduto più di centomila copie. La riscoperta restituisce un’opera coerente: Belezi non è solo un romanziere dell’Algeria coloniale. Anche nel filone più contemporaneo lo ossessionano la violenza, l’imperialismo, il fanatismo del potere. Alla fine del romanzo precedente, _Le pas suspendu de la révolte (inedito in Italia) il mondo sembrava sul punto di crollare. All’inizio di Cantico del caos il crollo è avvenuto. Ritroviamo Théo, il personaggio più disperato e violento: fugge con una donna, Chloé, e i suoi figli. Non si fermerà fino alle rive dell’Orinoco, in Sudamerica, dove, in una giungla immaginaria, gli uomini tentano di sopravvivere sotto lo sguardo ironico e compassionevole delle scimmie. Un diluvio ha devastato la Terra: cataclisma quasi superfluo, quando inquinamento, guerre e tirannie hanno già reso impossibile ogni vita, salvo quella in preda al panico restituita dalla voce di Théo e da quelle che a tratti le subentrano. Un abbozzo di coro della fine del mondo, quasi operistico. Tutto diventa possibile: perfino la felicità, la dolcezza disperata degli ultimi amori, la poesia che invade a ondate il romanzo. E l’apparizione di mostri silenziosi, di cui, senza sapere perché, si implora il perdono. Arriverà troppo tardi, come ormai ogni cosa. Cantico del caos è un grande romanzo d’avventure e una lunga melopea meditativa: un libro fremente, che trascina i lettori nell’ignoto. Belezi sta costruendo una delle opere più singolari e radicalmente inventive del nostro tempo.
Florent Georgesco, **
**Le Monde
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Questo articolo è uscito sul numero 1689 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati