Ricomincio da capo) o di una studente universitaria che cerca di scoprire chi l’ha uccisa (Auguri per la tua morte). In questo eccellente nuovo horror indie, un gruppo di ventenni, dopo aver aiutato un amico nel suo trasloco partono in automobile in piena notte in cerca di cibo. Quando il gps li spinge sempre più all’interno di una foresta desolata, diventa chiaro che si sono perduti. Ogni volta che provano a fermarsi sono assaliti da un gruppo di persone che somigliano a loro in modo inquietante: giovani che sembrano sperduti in mezzo alla foresta. Realizzato con un budget di 50mila dollari, l’esordio di Alex Ullom trasmette un palpabile senso di angoscia. E mentre i ragazzi cercano di capire come sono finiti nel loop noi cominciamo a porci fondamentali interrogativi esistenziali: qual è la vera differenza tra una strada infinita che non porta da nessuna parte e il terrore quotidiano di precipitare verso un futuro in cui nulla è garantito e tutto, molto probabilmente, peggiorerà?

Quello del loop temporale è un trucco stilistico molto amato, che si tratti di Bill Murray che cerca di conquistare Andie MacDowell (Ricomincio da capo) o di una studente universitaria che cerca di scoprire chi l’ha uccisa (Auguri per la tua morte). In questo eccellente nuovo horror indie, un gruppo di ventenni, dopo aver aiutato un amico nel suo trasloco partono in automobile in piena notte in cerca di cibo. Quando il gps li spinge sempre più all’interno di una foresta desolata, diventa chiaro che si sono perduti. Ogni volta che provano a fermarsi sono assaliti da un gruppo di persone che somigliano a loro in modo inquietante: giovani che sembrano sperduti in mezzo alla foresta. Realizzato con un budget di 50mila dollari, l’esordio di Alex Ullom trasmette un palpabile senso di angoscia. E mentre i ragazzi cercano di capire come sono finiti nel loop noi cominciamo a porci fondamentali interrogativi esistenziali: qual è la vera differenza tra una strada infinita che non porta da nessuna parte e il terrore quotidiano di precipitare verso un futuro in cui nulla è garantito e tutto, molto probabilmente, peggiorerà? Owen Myers, The Guardian

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Questo articolo è uscito sul numero 1689 di Internazionale, a pagina 83. Compra questo numero | Abbonati