APanyimur, nel nord dell’Uganda, mancano banchi, sedie e, soprattutto, insegnanti. Negli insediamenti che accolgono i rifugiati, in media c’è un docente ogni 71 alunni, ma in alcune zone, come Kyangwali e Palabek, si arriva a uno ogni 135. Lo standard nazionale prevede un massimo di 53 studenti per insegnante. Per raggiungere quest’obiettivo sarebbero necessari almeno altri 1.755 docenti. Nella scuola secondaria le difficoltà di accesso all’istruzione sono ancora più evidenti: secondo i dati più recenti del Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia e dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, l’88 per cento dei bambini rifugiati che dovrebbe frequentare le medie e il liceo non segue le lezioni. Dal 2025 il fotografo Nicolò Filippo Rosso documenta in Uganda le condizioni delle comunità di rifugiati, provenienti soprattutto dal Sud Sudan, e le conseguenze del ridimensionamento dei programmi di assistenza, dopo il congelamento dei finanziamenti statunitensi deciso dall’amministrazione di Donald Trump.
Nel marzo 2026 il suo lavoro si è concentrato sulle scuole: da una parte le aule sovraffollate, la carenza di insegnanti e le risorse insufficienti; dall’altra, le iniziative che cercano di mantenere attivi alcuni servizi essenziali. Tra queste, i programmi della fondazione Avsi a sostegno delle comunità di rifugiati, che Rosso ha fotografato. ◆
Nicolò Filippo Rosso (1985) è un fotografo italiano specializzato in tematiche sociali.
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Questo articolo è uscito sul numero 1690 di Internazionale, a pagina 66. Compra questo numero | Abbonati