Sembra un disco scritto per il presente, segnato dalla difficoltà di accedere alle cure mediche, dalla solidarietà tra vicini e dalla precarietà abitativa. Eppure Rooming house, la nuova “opera folk” di Charlie Parr, dimostra quanto la sua musica, apparentemente fuori dal tempo, sia ancora attuale. “Le mie canzoni nascono quasi sempre dalle mie esperienze o da quelle delle persone che mi circondano”, racconta il cantautore e chitarrista blues e folk, sessantenne di Saint Paul. “E oggi molte persone stanno vivendo momenti terribili”. Diventato uno dei musicisti del Minnesota più conosciuti anche all’estero, Parr ha costruito una carriera raccontando povertà, sofferenza e difficoltà quotidiane. Più che adattarsi al presente, è il presente ad aver tristemente raggiunto il suo universo narrativo. Pubblicato dall’etichetta senza scopo di lucro Smithsonian Folkways, Rooming house affronta problemi che sembravano destinati a risolversi e invece continuano ad aggravarsi: l’accesso alla sanità, la mancanza di alloggi dignitosi, l’insicurezza economica. Cresciuto ascoltando Woody Guthrie, Lead Belly e l’Anthology of American folk music di Harry Smith, Parr si è formato anche attraverso la scena folk e blues di Minneapolis degli anni sessanta, la stessa che influenzò Bob Dylan. Tra i suoi riferimenti ci sono Dave Ray, Tony Glover e Spider John Koerner, che nel 2022 gli ha regalato la sua chitarra.
Chris Riemenschneider, Minnesota Star Tribune

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Questo articolo è uscito sul numero 1690 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati