Mentre stava per concludere il suo corso di laurea in scrittura creativa nel Regno Unito, due anni fa, Troy Onyango ricorda di essersi lamentato di quanto fossero poche le riviste letterarie per gli scrittori, i poeti e i fotografi neri. Onyango, che ha 28 anni, si chiedeva: “Dov’è uno spazio in cui possiamo riunirci?”.
Da quella domanda è nata Lolwe, una rivista letteraria online che Onyango ha lanciato nel 2020 per pubblicare opere di persone nere provenienti dall’Africa e da tutto il mondo. Lolwe – com’è chiamato in lingua luo il lago Vittoria, le cui acque abbracciano la città di Kisumu, nel Kenya occidentale – ha pubblicato decine di opere di fiction, saggistica, poesia e fotografia da più di venti paesi.
I primi riconoscimenti
A giugno, Lolwe si è aggiudicata un riconoscimento molto ambito: The giver of nicknames, un racconto di Rémy Ngamije uscito sulla rivista, che ha come protagonisti gli studenti di una scuola privata d’élite in Namibia, è stato selezionato per il premio Ako Caine per la scrittura africana, conferito ogni anno al miglior racconto di uno scrittore africano in lingua inglese. Anche un testo di Onyango è stato selezionato: This little light of mine, scritto dal punto di vista di un uomo da poco diventato disabile che prova a curare la sua solitudine con le app di appuntamenti online. È stato pubblicato l’anno scorso su Doek!, una rivista letteraria della Namibia fondata da Ngamije.
“Quando ho ricevuto la notizia ho pensato fosse uno scherzo”, ha raccontato Onyango. “Le selezioni sono una vittoria perché dimostrano che stiamo facendo un buon lavoro. Con il giusto sostegno, altre collaborazioni di questo tipo possono aiutare la nostra letteratura a crescere”.
In tutta l’Africa stanno emergendo riviste letterarie dirette da giovani scrittori e artisti che pubblicano voci nuove o già affermate, collaborano superando le barriere geografiche e usano internet e i social media per raggiungere il loro pubblico. Stanno proseguendo l’opera cominciata da progetti come Transition, che ha contribuito a dare forma all’Africa post-indipendenza, ma anche da Chimurenga, Kwani?, Jalada, Brittle Paper e la Johannesburg Review of Books, che negli ultimi vent’anni hanno portato potentissimi narratori africani su un palcoscenico globale.
Le nuove riviste, che oltre a Lolwe e Doek! includono Isele Magazine, che ha sede negli Stati Uniti, e l’Imbiza Journal of African Writing, con sede in Sudafrica, spesso provocano delle reazioni già solo per il nome. Down River Road, per esempio, è una rivista keniana lanciata nel 2020, il cui nome è tratto dal romanzo di Meja Mwangi del 1976 Going down River road. Doek! fa riferimento a un pezzo di stoffa o una sciarpa in afrikaans, ma è anche un gioco linguistico del nome della capitale della Namibia, Windhoek. Collegando il nome della rivista a qualcosa di familiare, osserva Ngamije, lui e l’altra fondatrice Mutaleni Nadimi volevano presentare la letteratura come “qualcosa di visibile e accessibile”, alimentando al tempo stesso la curiosità dei lettori che vivono oltre i confini della Namibia e dell’Africa australe.
Le riviste offrono anche delle piattaforme che danno visibilità a forme d’arte al di là della scrittura, e spesso ad argomenti o prospettive che nelle pubblicazioni occidentali non riceverebbero la stessa attenzione. Down River Road ha pubblicato una performance sonora nel suo numero dedicato al rituale, con la poesia di Chebet Fataba Kakulatombo e le musiche e i missaggi di Petero Kalulé e Yabework Abebe. Nel secondo numero di Doek! è stata pubblicata una serie di fotografie sull’angoscia sul posto di lavoro realizzate dal giornalista sudafricano Rofhiwa Maneta, mentre un saggio fotografico di Laeila Adjovi uscito nell’ultimo numero di Lolwe si concentra sulle donne in Senegal, Costa d’Avorio e Burkina Faso i cui mariti sono emigrati in Europa.
Apripista
Lo scrittore e poeta ghanese Nii Ayikwei Parkes, che fa parte del consiglio d’amministrazione del premio Caine, ha detto che editori e collaboratori delle riviste emergenti sono meno frenati dalle richieste dei finanziatori o “dal peso, reale o immaginario, di dover dare forma a un’identità rispettabile dell’Africa post-indipendenza”. Questo gli permette “di essere più progressisti, più radicali, più aperti, più sovversivi”.
Secondo la scrittrice keniana Yvonne Adhiambo Owuor, che ha vinto il premio Caine nel 2003 con un racconto pubblicato su Kwani?, le pubblicazioni stanno attirando nuovi gruppi giovani di scrittori, artisti e lettori africani. Questi autori “sembrano appassionare una generazione globale che s’identifica in loro, e per la quale temi, idee e stile sostituiscono politica e immaginari tradizionali”, afferma.
Tuttavia, pur facendo di tutto per dare voce a questa generazione, le nuove riviste devono affrontare sfide in parte simili a quelle dei loro predecessori. In primo luogo le difficoltà economiche, visto che dipendono da donazioni individuali o da capitali propri per restare a galla. Per essere sostenibili, pubblicazioni come Down River Road vendono a Nairobi e in altre città copie stampate, con contenuti non disponibili online. Lo spiega Frankline Sunday, uno dei fondatori di Down River Road. Lolwe ha organizzato laboratori di scrittura con autori africani, mentre Doek! ha stretto un partenariato con una banca locale per avere un supporto.
Un’altra sfida è l’avvicendamento del personale. A volte i fondatori sono attirati da riviste più affermate o da opportunità migliori. “Vanno a lavorare in una casa editrice o un giornale, o in qualche ufficio di comunicazione”, afferma James Murua, giornalista che cura un blog dedicato alla scena letteraria africana. “E di solito questo segna la fine della rivista”. Murua è però convinto che la nuova generazione di riviste letterarie farà da apripista ad altre pubblicazioni e incoraggerà giovani africani a scrivere i successi di domani.
È questa visione di lungo periodo che spinge fondatori come Ngamije ad andare avanti. “Stiamo compiendo dei passetti in questa maratona letteraria”, dice, “ e dobbiamo lottare di continuo contro la sensazione di essere in ritardo, di occupare l’ultimo posto”. ◆ gim
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1426 di Internazionale, a pagina 81. Compra questo numero | Abbonati