Dalle aule avveniristiche della Apple academy per sviluppatori ai vicoli della città, Napoli guida una rinascita regionale che potrebbe rivelarsi decisiva per l’Italia e non solo. Una rinascita alimentata in parte dagli investimenti dell’Unione europea nei settori della tecnologia e delle infrastrutture, che dimostra quanto i progetti con i fondi comuni, come quelli per la ripresa dopo la pandemia, possano favorire la crescita europea e migliorare il tenore di vita e la competitività.
L’Italia, proprio perché è la terza economia dell’Unione europea, deve accelerare il suo sviluppo economico, ma il sud del paese, rimasto a lungo indietro, deve dare il suo contributo. Anche se il divario con il Norditalia resta consistente, considerando indicatori come la disoccupazione, il reddito procapite e la popolazione, secondo i dati della Banca d’Italia nel 2025 l’economia della Campania è cresciuta dello 0,9 per cento, contro lo 0,7 della Lombardia e sopra lo 0,5 per cento della media nazionale.
“Napoli sta diventando uno snodo europeo, dove importanti aziende del settore finanziario, commerciale e bancario assumono giovani”, spiega il sindaco Gaetano Manfredi, nello storico caffè Gambrinus frequentato da più di un secolo da studenti e intellettuali, come Oscar Wilde o Ernest Hemingway. “La formula vincente è stata puntare sull’innovazione e sui rapporti tra aziende, università e ricerca, oltre che sulla possibilità di sviluppare il capitale umano in modo da attirare le aziende”.
Napoli non è un caso isolato. Secondo il rapporto Check-Up Mezzogiorno 2025, redatto da Confindustria e dal centro studi Srm, dal 2019 al 2024 nel sud il pil è aumentato del 7,7 per cento, contro il 5,8 per cento del resto d’Italia.
Il campus medico a Scampia
Di certo nel 2026 la situazione è più complessa, perché le tensioni commerciali, le conseguenze della guerra in Iran e la lentezza nella realizzazione dei progetti in alcuni settori penalizzano l’economia regionale e nazionale. Tuttavia, con il 40 per cento dei 190 miliardi di euro stanziati dall’Unione per l’Italia destinato al sud, l’area ha tutte le risorse per mantenere questo slancio.
“Una crescita più forte dell’Italia meridionale è importante per il paese e per l’intera area dell’euro. Se l’Italia ha un’economia più equilibrata tra nord e sud, si riduce il rischio di frammentazione nell’eurozona”, spiega Javier Rouillet, vicepresidente dell’agenzia di rating Morningstar Dbrs.
Sul fronte della tecnologia, la rinascita del meridione è in corso già da anni. Nel 2016 la Apple ha inaugurato una scuola per sviluppatori. I corsi sono in inglese, durano nove mesi e formano gli studenti nel campo della programmazione, del design e del marketing. L’azienda partecipa anche a programmi con la Nestlé in ambito alimentare e con l’Enel nel settore delle nuove soluzioni energetiche.
Il Digital transformation lab, del gruppo Cisco systems, dal 2018 si concentra su innovazione, cybersicurezza e l’internet delle cose (Idc), mentre nel 2020 l’azienda di consulenza Accenture Ppc ha aperto una struttura che si occupa di ricerca nel campo dell’intelligenza artificiale e dell’apprendimento automatico. Anche la Deloitte nel 2022 ha inaugurato un centro di sviluppo che ha richiesto l’assunzione di 700 persone. I settori come l’intelligenza artificiale, la cybersicurezza e le energie rinnovabili potrebbero offrire all’Italia meridionale un vantaggio strategico, perché dipendono più dal talento, dalla ricerca e dall’ecosistema accademico che dalle attività industriali, storicamente favorevoli al Nordeuropa.
Con circa ottantamila studenti iscritti a un’ampia gamma di discipline, l’università Federico II di Napoli offre proprio questo tipo di ecosistema. È stata fondata nel tredicesimo secolo ed è una delle più antiche università al mondo. Il rettore Matteo Lorito crede che la collaborazione con le multinazionali, per formare i lavoratori e sviluppare nuove tecnologie, sia una carta vincente. “Anche se le academy e le collaborazioni sono solo una parte di quello che facciamo, hanno contribuito a creare un circolo virtuoso non solo per i nostri studenti, ma per l’intera città”, spiega Lorito. Oltre alla collaborazione con la Apple, l’università ha partecipato al risanamento di aree come Scampia, un quartiere reso famoso dalla serie tv Gomorra. Oggi Scampia ospita il nuovo campus medico dell’università ed è diventata uno dei simboli della rinascita della città.
Secondo un rapporto relativo al primo trimestre 2025, redatto dal ministero delle imprese e del made in Italy con Unioncamere, in Campania hanno sede 1.515 startup, il 12,5 per cento del totale nazionale, superato solo dalla Lombardia. Circa il 21 per cento opera in settori come l’intelligenza artificiale, il blockchain (un registro digitale condiviso) e la scienza dei dati, mentre il 65 per cento investe in ricerca e sviluppo e il 23 per cento ha brevetti e software registrati.
Un’altra spinta importante è arrivata dai 25 miliardi di euro di fondi dell’Unione europea per le infrastrutture, in particolare per la linea ad alta velocità che attraversa gli Appennini e che nel 2028 collegherà Napoli a Bari, riducendo il tempo di percorrenza ad appena due ore. La nuova linea si aggiungerà a quella per l’alta velocità che già collega Napoli a Roma in circa un’ora.
I collegamenti sia reali sia virtuali stanno producendo grandi benefici per le imprenditrici come Letizia Magaldi, la cui azienda produce macchine e impianti per il trasporto di materiali in condizioni severe ed è specializzata in energie rinnovabili. Circa la metà dei 230 dipendenti sono ingegneri. Magaldi è riuscita a reclutare talenti in tutta Italia e a riportare a casa gli ingegneri campani, un fatto molto raro al sud, dove la fuga dei cervelli è un grave problema da decenni. “Roma-Napoli-Salerno” è diventata un’unica area metropolitana, spiega Magaldi, che vive a Roma con il marito e i figli e va a Salerno diverse volte alla settimana. Esce di casa a Roma alle 8.30 e riesce a sedersi alla sua scrivania in azienda a Salerno alle 10.15. “Qui abbiamo menti brillanti e il nostro obiettivo è trattenerle, oltre a far tornare chi è partito”, spiega.
A Napoli i prezzi degli immobili stanno aumentando, ma sono ancora abbastanza bassi da attirare i giovani professionisti.
L’espansione economica supera i confini di Napoli. Secondo i dati della Banca d’Italia, Bari sta vivendo una fase di forte crescita nel settore immobiliare, energetico e turistico. In generale la Puglia ha registrato un aumento dei visitatori più facoltosi, soprattutto dopo che nel 2024 la presidente del consiglio ha organizzato il G7 nella regione.
Il rischio della gentrificazione
Il terzo centro nevralgico della crescita è Catania, dove l’economia ha beneficiato anche della forte presenza universitaria e di investimenti decennali nella tecnologia fatti dall’azienda StMicroelectronics.
“Nell’Italia del sud sta succedendo qualcosa di concreto”, sostiene Alec Ross, professore di economia dell’università di Bologna e autore di _The italian dream. Riprendersi il futuro _(Feltrinelli 2026), incentrato sul potenziale irrealizzato del paese. “Quando il talento, le abilità digitali, i trasporti, gli investimenti e il risveglio civico cominciano a rafforzarsi a vicenda, la storia cambia”.
A Napoli, i Quartieri spagnoli, in passato caratterizzati da frequenti episodi di crimine e violenza, sono ormai quasi del tutto riqualificati e pieni di negozi per turisti e ristoranti. I “bassi”, locali al piano terra o seminterrati che un tempo erano affittati alle persone più povere, oggi sono presi d’assalto dai turisti.
“Mettono le persone nelle cantine e quelli sono contenti”, si stupisce Vittoria Fiorelli, professoressa di storia moderna all’università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Fiorelli è felice che la criminalità si sia allontanata dal centro, ma teme le conseguenze negative della gentrificazione: “Ormai ci sono solo affitti brevi e ristoranti per turisti. Immagino che sia una forma di crescita economica, ma abbiamo bisogno di qualcosa di più”. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1673 di Internazionale, a pagina 30. Compra questo numero | Abbonati