Prescrivere farmaci basati sugli agonisti del Glp-1 ai bambini sotto i dodici anni affetti da obesità stanno diventando sempre più comune. Ci sono segnali che la terapia è efficace, ma i possibili effetti a lungo termine suscitano preoccupazioni. Questa tendenza è destinata a continuare?
Secondo uno studio recente condotto da Babak Orandi dell’università di New York e pubblicato all’inizio di settembre, negli Stati Uniti il 9,3 per cento dei bambini tra gli otto e gli undici anni che soffrono di obesità ma non di diabete ricevono farmaci Glp-1 come il semaglutide (Wegovy) e il tirzepatide (Zepbound), rispetto allo 0,03 per cento nel 2019.
Pochi giorni fa la Novo Nordisk, che produce il Wegovy, ha annunciato che il 40 per cento dei bambini e delle bambine tra i sei e i dodici anni con obesità grave che avevano ricevuto un’iniezione del farmaco ogni settimana in un trial clinico durato 68 settimane non era più classificato come obeso.
Nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Australia la somministrazione dei farmaci Glp-1 è autorizzata solo a partire dai dodici anni, ma a volte negli Stati Uniti vengono prescritti anche a bambini di otto anni, in linea con le indicazioni dell’American academy of pediatrics.
Orandi ha scoperto che le prescrizioni ai minori di dodici anni erano più probabili in caso di obesità grave o complicanze collegate, come prediabete, apnea del sonno, pressione e colesterolo alti. Inoltre le famiglie di questi bambini tendevano a essere più ricche. “Il trattamento può costare centinaia di dollari al mese”, precisa.
È probabile che negli Stati Uniti i bambini che assumono i farmaci Glp-1 aumenteranno perché “se si guardano i numeri, ce ne sono ancora molti con complicanze legate all’obesità che ancora non li prendono”, dice.
Tra i medici si sta diffondendo l’opinione che rifiutare questi farmaci sia più rischioso che prescriverli, aggiunge Orandi. L’obesità infantile è associata a depressione e scarsa autostima e aumenta il rischio di sviluppare patologie come cardiopatia, diabete di tipo 2 e malattie epatiche. Si è stimato che l’obesità grave prima dei quattro anni può ridurre l’aspettativa di vita anche di 42 anni.
“Grazie a questi farmaci la situazione sta cambiando rapidamente e credo che i bambini affetti da obesità possano sperare in una salute migliore”, osserva Danielle Longmore del Murdoch children’s research institute di Melbourne, in Australia.
Le linee guida contro l’obesità raccomandano prima di tutto un’alimentazione sana e attività fisica, ma in certi casi questo non basta, spiega. “L’obesità è una patologia molto complessa e multifattoriale, con componenti genetiche e ambientali, e per tanti bambini e le loro famiglie cambiare la situazione è estremamente difficile”.
Male minore
Non sappiamo ancora quali effetti a lungo termine può avere assumere questi farmaci durante la crescita e la pubertà. Uno studio recente ha rilevato che aumenta il rischio di sviluppare carenza di ferro e di altre sostanze nutritive per via del ridotto apporto alimentare.
“Da altre patologie sappiamo che se i bambini non aumentano di peso o non sono ben nutriti c’è il rischio che la crescita rallenti e la pubertà arrivi in ritardo”, aggiunge Longmore. “Mi preoccupano i bambini che dimagriscono molto e perdono massa muscolare: quali conseguenze avrà sulla forza e sulle ossa quando saranno grandi? Potrebbe incidere su gravidanza e menopausa? Ancora non ci abbiamo pensato davvero”.
Tuttavia Longmore è convinta che, nei casi di obesità grave, il Regno Unito e l’Australia dovrebbero estendere il ricorso ai farmaci Glp-1 anche ai minori di dodici anni. “La decisione dev’essere molto ponderata, ma per alcuni bambini con gravi rischi di salute può essere il caso di fare un tentativo”, afferma.
“Gli effetti dei Glp-1 sullo sviluppo sono oggetto di dibattito e non ne sappiamo ancora abbastanza, però conosciamo la situazione dei minori con obesità e non curarli può comportare un pericolo reale”, sostiene Orandi.
Gli effetti collaterali dei farmaci Glp-1 nei bambini sono gli stessi che negli adulti e comprendono nausea, diarrea e talvolta “rutti orribili”, dice Longmore. L’iniezione settimanale, invece, non crea grossi problemi ai bambini. “Non è particolarmente dolorosa, è appena sotto la pelle ed è praticata con un ago minuscolo”.
Un problema è che i bambini, come gli adulti, spesso riprendono peso quando smettono di assumere i farmaci, il che solleva il dubbio che debbano prenderli per tutta la vita. Per evitarlo, è importante affrontare innanzitutto le ragioni alla base dell’obesità, preferibilmente collaborando con dietologi, psicologi ed esperti di fisiologia dell’esercizio fisico, consiglia Longmore.
“Questi farmaci non rappresentano una scorciatoia per la maggior parte dei giovani con obesità, e non bisogna perdere di vista l’importanza di affrontare le cause più profonde”, dice. ◆ sdf
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Questo articolo è uscito sul numero 1685 di Internazionale, a pagina 116. Compra questo numero | Abbonati