Ha preso provvedimenti contro una valanga di disinformazione online; ha punito i rivoltosi che, mentendo, affermavano che le elezioni fossero state truccate e ha fatto incarcerare l’ex presidente di estrema destra Jair Bolsonaro per tentato colpo di stato. A seconda delle persone con cui si parla, il giudice della corte suprema Alexandre de Moraes è un eroe che ha protetto la democrazia brasiliana o un furfante che ha usato mezzi autoritari per colpire l’estrema destra.
Le sue decisioni lo hanno trasformato in una figura divisiva nel complesso dibattito sui limiti e sul controllo di ciò che si può dire online, e hanno provocato l’ira e le sanzioni del presidente statunitense Donald Trump.
De Moraes ha anche fatto incarcerare persone senza processo
Ora uno scandalo enorme che collega de Moraes a Daniel Vorcaro, un banchiere al centro di una truffa multimiliardaria, ha fatto precipitare la corte suprema in una crisi che rischia d’influire sulle elezioni presidenziali del 4 ottobre.
La crisi è cominciata quando un altro giudice ha reso pubblico un dossier della polizia molto compromettente, secondo cui de Moraes avrebbe scambiato decine di messaggi con il banchiere.
Nei messaggi apparentemente inviati al giudice, Vorcaro chiede aiuto per evitare di essere arrestato. In altri scambi con i suoi collaboratori, menziona il pagamento di molti soldi a uno studio legale gestito dalla moglie di de Moraes.
La polizia non ha ancora stabilito cosa abbia risposto il giudice né se abbia aiutato o meno Vorcaro. Tuttavia, da un giorno all’altro, la vicenda è diventata un tema di primo piano, suscitando l’indignazione di molti brasiliani: vogliono che de Moraes e il tribunale supremo si assumano le loro responsabilità.
Lo scandalo ha inoltre dato slancio all’estrema destra brasiliana, mobilitando il sostegno popolare a favore del candidato Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente fatto arrestare da de Moraes per aver cercato di mantenere il potere dopo la sconfitta alle elezioni del 2022.
Il presidente di sinistra Luiz Inácio Lula da Silva, in corsa per il suo quarto mandato, deve affrontare le ripercussioni di una crisi istituzionale che si sta sviluppando sotto il suo governo e sta macchiando la reputazione di de Moraes, da sempre suo importante alleato. Ovviamente Bolsonaro ne ha subito approfittato: “Votare per Lula significa votare per Alexandre de Moraes”, ha detto di recente davanti a una folla di sostenitori.
“Lo scandalo gli ha fornito uno slogan semplice”, afferma Luciano da Ros, politologo brasiliano. “E ha unito diversi segmenti della destra intorno a un potente nemico comune”.
Prendere le distanze
La vicenda che sta travolgendo la magistratura aiuta Flávio Bolsonaro anche per un’altra ragione: ha messo in secondo piano il fatto che lui stesso è indagato per aver ricevuto milioni di dollari proprio da Vorcaro per finanziare un film biografico su suo padre.
Lula, per proteggersi alla vigilia del voto, ha cercato di prendere le distanze da de Moraes. “Nessuno è al di sopra della legge”, ha detto in un’intervista, sollecitando un’indagine e una riforma del sistema giudiziario.
Pur non avendolo nominato lui alla corte suprema, Lula aveva sempre elogiato la sua fermezza per proteggere le istituzioni: “Posso assicurarvi che Alexandre de Moraes è una persona seria”, aveva dichiarato a questo giornale l’anno scorso. “Ho piena fiducia nella magistratura affinché svolga il suo compito”.
Nel 2022 il leader della sinistra brasiliana si era scontrato con Jair Bolsonaro in un voto fondamentale per il futuro democratico del paese. In quell’occasione la magistratura aveva avuto un ruolo fondamentale nel difendere l’integrità del voto e garantire un passaggio di potere pacifico. Ora, in vista di elezioni che di nuovo oppongono Lula a un candidato della famiglia Bolsonaro, potrebbe essere chiamata un’altra volta a svolgere un ruolo determinante.
“La corte si è rivelata fragile”, sostiene Thiago Amparo, professore di diritto internazionale e diritti umani alla fondazione Getúlio Vargas di São Paulo. “E questo la rende vulnerabile alle nuove sfide che potrebbero arrivare”.
De Moraes, che non ha risposto a nessuna delle domande che gli sono state rivolte per questo articolo, non ha ancora chiarito il suo rapporto con Vorcaro. Senza fornire prove, ha suggerito che i documenti che lo chiamano in causa potrebbero essere opera di attori stranieri intenzionati a interferire nelle elezioni. Inoltre, ha accusato un collega, nominato da Jair Bolsonaro, di cercare d’influenzare il voto di ottobre.
Il giudice a cui si riferisce è André Mendonça, finito sotto accusa per aver aggirato il protocollo rendendo pubblico quel dossier, mentre per mesi aveva tenuto nascosto un’indagine della polizia su Flávio Bolsonaro per potenziali reati di corruzione e riciclaggio di denaro.
◆ Il 4 ottobre 2026 in Brasile si vota per eleggere il presidente della repubblica e rinnovare il parlamento. I candidati principali alla guida del paese sono il leader uscente Luiz Inácio Lula da Silva (del Partito dei lavoratori, sinistra), 80 anni e in cerca del quarto mandato, e Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente di estrema destra Jair Bolsonaro, condannato a 27 anni di carcere per tentato colpo di stato dopo aver perso le elezioni del 2022. Un eventuale ballottaggio è previsto il 25 ottobre.
Mendonça, che non ha risposto a una nostra richiesta di commento, ha respinto le accuse di parzialità politica nella gestione della vasta indagine per frode che coinvolge Vorcaro e un ampio gruppo dell’élite brasiliana. Nell’ambito di quest’indagine, la polizia ha sequestrato il cellulare di Vorcaro e ha recuperato più di cinquanta messaggi che suggeriscono che possa aver chiesto aiuto al giudice de Moraes per evitare gli accertamenti e poi l’arresto.
Nel dossier Vorcaro fa anche riferimento a pagamenti verso uno studio legale di cui la moglie del giudice è in parte proprietaria, a cui si era rivolto per una consulenza per la sua banca, con un contratto da più di 25 milioni di dollari. Secondo la polizia, i dati informatici dimostrano che de Moraes è intervenuto per modificare quel contratto.
Alexandre de Moraes non è una persona qualsiasi in Brasile. In questi anni ha suscitato l’ira della destra per aver indagato, perseguito e censurato in modo deciso chiunque ritenesse una minaccia per la democrazia brasiliana. Il movimento di Jair Bolsonaro è stato il suo primo obiettivo.
Nel 2022, quando l’ex presidente e i suoi alleati avevano messo in discussione la validità delle elezioni in Brasile, il giudice aveva ordinato alle piattaforme dei social network di rimuovere migliaia di post e di profili che diffondevano accuse di brogli infondate. Quando nel gennaio 2023 i sostenitori di Bolsonaro avevano fatto irruzione nelle sedi del potere a Brasília, infuriati per la sconfitta contro Lula e sostenendo che il voto fosse stato truccato, il giudice aveva ordinato l’arresto degli ufficiali della sicurezza statale e condannato quei sostenitori ad anni di carcere.
E quando un’indagine della corte aveva rivelato che Bolsonaro e la sua cerchia più ristretta avevano pianificato un colpo di stato e tramato per uccidere lui e anche il presidente Lula, il giudice aveva guidato il processo e pronunciato la sentenza, condannando l’ex presidente a 27 anni di prigione.
“Con tutti gli errori e i successi tipici di un’istituzione fatta di esseri umani, la corte suprema è stata e continuerà a essere un argine contro ogni tentativo di minare lo stato di diritto democratico”, aveva detto a un evento del 2023.
Tuttavia, nel suo impegno in difesa della democrazia, de Moraes ha anche fatto incarcerare persone senza processo e censurato dichiarazioni online, con scarsa trasparenza e dando poco spazio ai ricorsi. Secondo lui e chi lo appoggia, queste azioni erano necessarie perché la minaccia per la democrazia brasiliana era enorme. Altri invece sostengono che sono i suoi interventi a essere il vero pericolo per la democrazia.
Nel 2025 questo dibattito è arrivato fino a Washington: provando a evitare il carcere a Jair Bolsonaro, Trump ha preso di mira de Moraes imponendo dure sanzioni. Qualche mese dopo le ha revocate, anche se gli alleati di Bolsonaro stanno facendo pressioni su Washington perché le ripristini.
Decisioni politiche
In Brasile, quando è emerso che de Moraes aveva legami con il banchiere Vorcaro, alcuni hanno chiesto l’apertura di un’inchiesta sul giudice e perfino che fosse rimosso. E in molti hanno cominciato ad avere dubbi sullo stato di salute di un’istituzione cruciale. I giudici della corte sono nominati dal presidente e approvati dal senato. Questo può influenzare la composizione ideologica della corte, ma i giudici sono chiamati a restare indipendenti dagli altri organi di governo. Tuttavia, sempre più spesso hanno preso posizioni politiche.
In uno dei casi più eclatanti, nel 2021, la corte suprema aveva svolto un ruolo chiave nel ritorno di Lula in politica, annullando le condanne per corruzione che gli impedivano di ricoprire cariche pubbliche e aprendo così la strada alla sua candidatura e alla vittoria del 2022. L’11 settembre 2025, condannando Jair Bolsonaro a 27 anni di carcere, la corte ha di fatto reso ineleggibile a vita il leader di estrema destra più popolare del paese. E oggi è al centro di una bufera politica.
Sotto pressione, il presidente della corte Edson Fachin ha rapidamente ridimensionato gli ampi poteri che de Moraes ha esercitato per anni nella sua battaglia contro le notizie false. A metà settembre c’è stata anche una drammatica riunione interna che ha tenuto il paese con il fiato sospeso, per decidere se svolgere un’indagine nei confronti del giudice. Una mossa senza precedenti. Dopo ore di dibattito infuocato e dita puntate, gli alleati di de Moraes sono riusciti a rimandare la decisione a dopo le elezioni. Da allora, nuove rivelazioni stanno facendo emergere legami tra Vorcaro e altri membri del tribunale, compreso il giudice che ora presiede l’autorità elettorale, aggravando la crisi.
Con de Moraes in panchina e la fiducia dell’opinione pubblica incrinata, gli esperti temono che la corte suprema potrebbe faticare a respingere nuovi attacchi alle istituzioni brasiliane, come l’intromissione degli Stati Uniti nel voto, le notizie false diffuse con l’intelligenza artificiale o la contestazione del risultato nel caso di una sconfitta di Flávio Bolsonaro. Ora ci sono giudici meno assertivi che difficilmente saranno “rapidi e autoritari” come è stato de Moraes in passato, dice il politologo da Ros. “Sono caduti in disgrazia”, aggiunge. “Questo significa che ogni loro decisione rischia di più di essere messa in discussione”. ◆ nv
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Questo articolo è uscito sul numero 1685 di Internazionale, a pagina 20. Compra questo numero | Abbonati