Quando all’inizio del settembre 2025 Mark Zuckerberg (fondatore della Meta), Tim Cook (fondatore della Apple), Sam Altman (fondatore della OpenAi) e Bill Gates della Microsoft sono andati a cena alla Casa Bianca per giurare fedeltà al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Dario Amodei è rimasto a casa sua, a San Francisco. A differenza dei colleghi, il fondatore della startup d’intelligenza artificiale Anthropic, che durante la campagna elettorale (in un post poi cancellato) aveva definito Trump un “signore della guerra feudale”, non ha piegato la testa.
Oggi Amodei è l’unico ad aver osato dire di no al presidente. Il 27 febbraio l’imprenditore, 43 anni, si è rifiutato di concedere al Pentagono il libero accesso al suo modello d’intelligenza artificiale Claude per la sorveglianza di massa della popolazione statunitense e l’uso autonomo di armi letali sul campo di battaglia. Poco importa del contratto da 200 milioni di dollari (172 milioni di euro) firmato nel luglio 2025 tra il Pentagono e l’azienda, adesso etichettata dal governo come un “rischio per la sicurezza nazionale”. “Queste minacce non cambiano la nostra posizione: non possiamo, in coscienza, accogliere la loro richiesta”, ha ribadito Amodei.
Ormai l’imprenditore, che ha finanziato i democratici nel 2024, è il nemico giurato di Trump. “Sono persone convintamente di sinistra. Odiano Trump”, aveva detto nel 2025 David Sacks, imprenditore diventato consulente della Casa Bianca per l’ia, a proposito di Amodei e dei doomer (gli scienziati che mettono in guardia dai pericoli dell’intelligenza artificiale). “Amodei si crede dio”, ha rincarato la dose a fine febbraio il sottosegretario al ministero della guerra, Emil Michael, ex dirigente della Uber. Al contrario, la giuria del premio Genesis, un riconoscimento da un milione di dollari assegnato ogni anno a una personalità ebraica, in un messaggio pubblicato su Facebook il 25 gennaio ha dichiarato che “la scelta di dire no non è da ingenui. È coraggiosa”.
Con il suo rifiuto, Amodei ha sollevato alcuni interrogativi sull’ia di tipo etico (possiamo fidarcene quando si tratta di prendere decisioni in autonomia sulla guerra, magari nucleare?) e politico (Trump è attendibile quando promette di rispettare la legge?). Se la sua presa di posizione ha avuto così tanta risonanza è perché la sua startup, valutata 380 miliardi di dollari, è diventata leader nel settore dell’intelligenza artificiale con il motore di ricerca Claude.
L’avventura dell’imprenditore è cominciata nel 2021, quando insieme a sua sorella Daniela, di quattro anni più giovane, ha lasciato la OpenAi, l’azienda di Sam Altman, per fondare la Anthropic. Da allora l’allievo ha superato il maestro, dato che la OpenAi attualmente è in difficoltà perché ha attirato moltissimi investimenti ma non è ancora redditizia. Amodei è diventato il magnate tecnologico per eccellenza. È ormai associato a imprenditori come Bill Gates, Steve Jobs, Jeff Bezos, Mark Zuckerberg e soprattutto Elon Musk, che rispetto a lui è all’estremo opposto dello spettro politico.
L’adolescenza della tecnologia
Al pari dell’ultraliberista Musk il democratico Amodei non è semplicemente un imprenditore: vuole plasmare la civiltà del futuro. È il profeta di se stesso, che annuncia la rivoluzione che sta preparando. Nel 2025 è stato uno dei primi a prevedere che la metà dei posti di lavoro non qualificati negli uffici sarebbe stata cancellata dall’ia. “Il cancro è guarito, l’economia cresce del 10 per cento annuo, il bilancio è in pareggio, e il 20 per cento della popolazione è disoccupata”, anticipava.
Nel gennaio 2026 ha pubblicato un saggio, The adolescence of technology (L’adolescenza della tecnologia), sui rischi dell’ia, mentre già covava la crisi con il Pentagono e poco prima che le nuove applicazioni di Claude provocassero il crollo in borsa di aziende ritenute invulnerabili nei settori della consulenza, del software, della sicurezza informatica, della finanza.
Queste sue profezie infastidiscono diverse persone, a cominciare da Jensen Huang, dirigente della Nvidia, azienda produttrice dei chip indispensabili al funzionamento dell’ia, che nel giugno 2025 si è detto “in disaccordo quasi totale” con Amodei accusandolo di doppiogiochismo. “In primo luogo, crede che l’ia sia così pericolosa che solo la sua azienda dovrebbe occuparsene. E poi pensa che sia così costosa che nessun altro dovrebbe produrla. E infine sostiene che è così potente che tutti perderanno il lavoro, tranne quelli che lavorano per la sua azienda”.
La stessa opinione è stata espressa da Yann LeCun, ex responsabile dell’intelligenza artificiale della Meta. “Vuole che l’ia sia regolamentata, ma dice che non dobbiamo farlo noi, perché non siamo abbastanza intelligenti per farlo da soli. Vuole solo chiudere la porta al resto dell’industria”, ha dichiarato il 19 febbraio LeCun, fondatore della nuova startup francese Ami.
Pensa che sia possibile “trasferire il cervello” umano su un supporto digitale
Il lato patriottico
Le riflessioni etiche di Amodei a volte entrano in contraddizione con la realtà. Prima dello scontro con il Pentagono, infatti, la Anthropic aveva accettato di lavorare con l’esercito statunitense, introducendo nel suo contratto solo le due restrizioni citate in precedenza sulla sorveglianza di massa e l’uso di armi. Ma è molto probabile che nei prossimi mesi ci sarà un accordo per uscire dalla crisi.
Nel 2024 Amodei aveva rifiutato dei finanziamenti sauditi, ma poi per necessità ha ammesso che avrebbe accettato capitali dai paesi del Golfo, anche a rischio di arricchire dei “dittatori”. Infine, alla vigilia dell’ultimatum del Pentagono, mostrando un lato patriottico, aveva denunciato il saccheggio dei suoi dati operato da concorrenti cinesi, attirandosi la risposta di Musk, che definisce woke la sua intelligenza artificiale. “La Anthropic è colpevole di furto di massa di dati e ha dovuto versare risarcimenti per miliardi di dollari”, ha accusato Musk, riferendosi al pagamento nel settembre 2025 di 1,5 miliardi di dollari versati dalla startup, accusata di aver usato libri piratati.
Amodei sogna l’essere umano aumentato, evocando un ipotetico “raddoppio della sua aspettativa di vita a centocinquanta anni”. Pensa che sia possibile, anche se molto difficile, “trasferire il suo cervello” su un supporto digitale.
L’imprenditore è nato a San Francisco nel 1983. Sua madre Elena Engel, statunitense di religione ebraica, dirigeva dei progetti di ristrutturazione e costruzione delle biblioteche di Berkeley e San Francisco. Suo padre Riccardo Amodei, di origini italiane, faceva il pellettiere. “Mi hanno inculcato il senso del bene e del male e mi hanno insegnato cosa conta davvero nella vita”, ha dichiarato Amodei nell’estate 2025 in un articolo pubblicato sul sito Medium. Da giovane Amodei s’interessava quasi esclusivamente di matematica e fisica. Ha studiato al Caltech, università con sede nella contea di Los Angeles, e già allora aveva manifestato le sue convinzioni in un editoriale pubblicato dal giornale dell’università il 3 marzo 2003, alla vigilia dell’invasione dell’Iraq ordinata da George W. Bush. Nell’articolo denunciava “l’apatia” di una generazione di studenti “indifferenti alle decisioni politiche del nostro paese”, distratti da “una serie di problemi, dai videogiochi e da assurde discussioni sulla disponibilità delle ciambelle”.
È stato allora che ha scoperto la bolla della tecnologia ai tempi isolata dal resto del mondo. Così prima è andato a Stanford, poi ha conseguito un dottorato alla Princeton university. Nel 2006, quando suo padre è morto a causa di una malattia rara, è passato dagli studi di fisica e biologia alle neuroscienze. Da lì si è convinto dell’importanza dell’intelligenza artificiale nella cura delle malattie.
◆ 1983 Nasce a San Francisco, negli Stati Uniti, figlio di un artigiano italomericano originario di Massa Marittima.
◆ 2014 Dopo aver studiato fisica e biologia a Stanford e a Princeton, trova lavoro nell’azienda cinese Baidu e poi a Google.◆ 2016 Viene assunto alla OpenAi, l’azienda d’intelligenza artificiale di Sam Altman.◆ 2020 Lascia la OpenAi per disaccordi con Altman.◆ 2021 Fonda la sua azienda d’intelligenza artificiale, la Anthropic.
A Princeton e a Stanford, dove si occupava di biologia, ha lavorato prima sullo studio della retina, poi su quello di alcune proteine per rilevare le cellule tumorali metastatiche. “La complessità dei problemi fondamentali della biologia andava oltre la portata dell’essere umano. Per capire tutto ci sarebbero voluti migliaia di ricercatori”, ha affermato Amodei, che a quel punto ha cominciato a cercare una soluzione nella tecnologia.
Dopo essere stato assunto dall’azienda cinese Baidu e poi da Google, ha scoperto l’ia, all’epoca ancora a uno stadio embrionale di sviluppo. Gregory Diamos, la persona che lo ha assunto alla Baidu, lo ricorda come un ricercatore che si basava sulla “sperimentazione”, “lavorava tutto il tempo” ed “esprimeva sempre le sue emozioni”, come quella volta che per un’ora in una sala mensa piena di nerd in religioso silenzio si era messo a esporre le sue convinzioni sui rischi dell’intelligenza artificiale. “Non direi che fosse apprezzato: il 75 per cento delle persone non era d’accordo né con il modo in cui esprimeva le sue opinioni né con le opinioni stesse”, ricorda Diamos. La decisione di lanciare il progetto d’intelligenza artificiale della OpenAi risale a una famosa cena organizzata nel 2015 a Menlo Park, in California, dov’erano presenti Sam Altman, Elon Musk e Ilya Sutskever. L’azienda avrebbe visto la luce qualche mese più tardi. Quella sera Amodei era tra gli invitati. Il progetto aveva il sostegno di miliardari come Peter Thiel (PayPal, Palantir), Reid Hoffman (LinkedIn) e di aziende come Amazon.
Alla fine è stata la OpenAi a far decollare l’intelligenza artificiale. Alla metà del 2016 Amodei, che aveva appena firmato insieme ad altri una pubblicazione sui “problemi concreti per la sicurezza dell’ia” osservati durante il suo periodo a Google, è entrato nella OpenAi, dov’è rimasto fino alla fine del 2020, quando ha lasciato l’azienda in disaccordo con Altman. I due non si sono neppure stretti la mano a febbraio al vertice di New Delhi, quando erano fianco a fianco sul palco con il primo ministro indiano Narendra Modi.
Concentrazione della ricchezza
Quando ha fondato la Anthropic, Amodei ha potuto contare sul sostegno dell’ex amministratore delegato di Google Eric Schmidt, che nel 2021 ha scritto un libro sui pericoli dell’ia, L’era dell’intelligenza artificiale. Il futuro dell’identità umana (Mondadori 2023), con l’ex segretario di stato di Richard Nixon, Henry Kissinger. Nell’estate del 2022 l’imprenditore ha scelto di non pubblicare la versione preliminare di Claude, temendo di scatenare una pericolosa competizione tecnologica. Qualche settimana più tardi, nel dicembre 2022, la OpenAi ha lanciato ChatGpt, costringendo la Anthropic a recuperare il ritardo.
In totale la Anthropic, che intende quotarsi in borsa nel 2026, ha raccolto circa 65 miliardi di dollari di capitale e conta tra i suoi investitori Amazon e Google. Secondo la rivista Forbes il patrimonio di Amodei, che non figura nella lista dei primi cinquecento miliardari del pianeta, è di sette miliardi di dollari, come quello di sua sorella Daniela. “La cosa preoccupante è il livello di concentrazione della ricchezza che rischia di distruggere la società”, ha scritto l’imprenditore in una lettera pubblicata a gennaio. E insieme a sua sorella si è impegnato a donare l’80 per cento della sua fortuna. ◆ fdl
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1658 di Internazionale, a pagina 76. Compra questo numero | Abbonati