In vista delle primarie del Partito democratico per il senato in Michigan, il candidato progressista Abdul El-Sayed ha condotto la sua campagna elettorale accompagnato da una figura pubblica di rilievo: Hasan Piker. El-Sayed e Piker hanno scattato selfie con gli studenti di Ann Arbor e hanno partecipato a una festa in piscina organizzata a Detroit da alcuni influencer sostenitori di El-Sayed. Tra un appuntamento e l’altro, Piker ha trovato il tempo di volare a Milwaukee per sostenere la socialista democratica Francesca Hong. La sera delle primarie, infine, Piker ha tenuto banco nella sede del comitato elettorale di El-Sayed.
“Hasan sta coinvolgendo persone con cui nessun altro riesce a parlare”, ci ha scritto El-Sayed in un’email prima del voto. “Ovunque sono andato, ho trovato anziani che mi hanno chiesto come avessi fatto a convincere così tanti giovani, e giovani che mi dicevano: ‘Ti ho visto nelle dirette di Hasan’”.
Piker, tra i commentatori online più influenti degli Stati Uniti, è diventato famoso per i suoi appelli progressisti e appassionati. Nelle sue dirette critica Israele e i suoi sostenitori, una posizione che ha spinto alcuni ad accusarlo di antisemitismo. In passato Piker ha dichiarato che gli Stati Uniti “si sono meritati l’11 settembre”, anche se in seguito ha ammesso che avrebbe dovuto esprimersi in modo diverso. Attualmente Piker non può entrare nel Regno Unito perché la sua presenza “potrebbe non contribuire al bene pubblico”.
Piker, 35 anni, scaglia le sue invettive sia contro i repubblicani sia contro i democratici, con il tipico tono sfrontato e provocatorio che oggi domina negli ambienti della sinistra online. Durante le primarie è stato coinvolto in dibattiti e preso di mira da campagne denigratorie.
In un contesto politico segnato dalla lotta interna ai democratici per determinare il futuro del partito, il suo nome è diventato una sorta di cartina di tornasole. Lo stratega democratico James Carville ha minacciato di lasciare il partito a causa della sua ascesa, salvo poi fare marcia indietro, mentre la parlamentare Alexandria Ocasio-Cortez e il senatore Bernie Sanders hanno collaborato con lui.
Dopo la vittoria alle primarie di El-Sayed, il comitato dei senatori repubblicani ha realizzato uno spot incentrato sulle affermazioni di Piker, criticando la scelta del candidato democratico di non rinnegarle. Alcuni giorni dopo El-Sayed ha definito “stupido” il commento di Piker sull’11 settembre, criticando al tempo stesso la strumentalizzazione di quelle dichiarazioni fatte dai repubblicani.
In un’intervista concessa al Wall Street Journal, Piker ha sostenuto che i suoi commenti all’origine delle accuse di antisemitismo – come il parallelo tra sionisti liberali e “nazisti liberali” e la confessione che avrebbe preferito “senza dubbio votare per Hamas che per Israele” – sono inoffensivi, anche in un momento in cui l’ostilità nei confronti degli ebrei sta crescendo a livello globale. “Alcune persone parlano degli ebrei da una prospettiva molto antisemitica”, ha precisato Piker. “Alcuni sono schierati a destra. Eppure nessuno di loro viene criticato quanto me”. Piker si dichiara antisionista.
◆ 1991 Nasce a New Brunswick, negli Stati Uniti, figlio di genitori turchi. In seguito si trasferisce per un periodo a Istanbul e Ankara.
◆ 2013 Dopo essere tornato negli Stati Uniti si laurea in scienze politiche.
◆ 2016 Conduce The breakdown, una striscia video su Facebook di analisi politica rivolta ai giovani sostenitori di Bernie Sanders.
◆ 2018 Comincia a trasmettere su Twitch.
◆ 2021 Viene bloccato da Twitch per aver usato la parola cracker come insulto rivolto alle persone bianche.
Contro l’establishment
Nonostante le polemiche, alcuni democratici progressisti l’hanno coinvolto nella loro campagna elettorale, puntando sul sentimento contro l’establishment che è cresciuto durante il secondo mandato di Donald Trump. In questo senso la vittoria di misura di El-Sayed in Michigan contro Haley Stevens è stata un’iniezione di fiducia per la sinistra populista, mentre la sconfitta di Hong in Wisconsin ha rappresentato un duro colpo. Oggi molti si chiedono se i candidati sostenuti da Piker riusciranno ad arrivare fino in fondo. “Non credo che i progressisti siano meno equipaggiati degli altri per battere i repubblicani”, ha dichiarato lui.
Con 3,1 milioni di follower su Twitch e diversi milioni su X, Instagram e YouTube, Piker è diventato il simbolo della minaccia che incombe sull’establishment del Partito democratico. Fa presa soprattutto sui populisti le cui opinioni sono allineate con quelle dei Socialisti democratici d’America (Dsa): chiede l’introduzione di una patrimoniale per i miliardari, affitti calmierati, uno stato palestinese libero e tagli alle spese militari statunitensi destinate a Israele. Durante le sue dirette online e nei comizi, ha sempre sostenuto i candidati progressisti e socialisti che in molti casi hanno vinto, come l’attuale sindaco di New York Zohran Mamdani. Ma in un momento in cui i democratici cercano di riconquistare il controllo di entrambi i rami del congresso, stati in bilico come il Michigan sono considerati conquiste imprescindibili. L’opinione diffusa dell’establishment democratico è che i candidati moderati sono la scelta migliore per farlo. Molti politici e opinionisti hanno espresso forti dubbi sulla possibilità che El-Sayed sconfigga l’ex parlamentare Mike Rogers, candidato repubblicano sostenuto da Trump nella corsa al senato alle elezioni di novembre. Piker non condivide questa logica. “L’approccio ‘basta spostarsi ancora un po’ verso il centro’ è quello che ha portato i democratici a perdere contro Trump due volte”, spiega. “Ora anche gli elettori l’hanno capito”.
Incontro Piker in una mattinata di giugno, prima delle primarie. Indossa un berretto dei Denver democratic socialists of America e una maglietta del Movimento giovanile palestinese. Sembra un misto tra un attivista di sinistra e un frequentatore delle palestre. Nella sua casa di Hollywood, acquistata nel 2021 per 2,7 milioni di dollari, c’è uno studio di registrazione pieno di bibite gassate e confezioni di Zyn (nicotina senza tabacco), che consuma per riuscire a parlare per ore davanti a una telecamera. Piker è stato definito la risposta della sinistra a Joe Rogan e alla manosfera, cioè ai forum, ai siti e ai gruppi online misogini e antifemministi con cui lui dice di non voler avere assolutamente niente a che fare.
Zittire i prepotenti
Nato in New Jersey e cresciuto in Turchia, Piker viene da una famiglia ricca. Racconta che vivere in Medio Oriente mentre gli Stati Uniti combattevano due guerre nelle vicinanze ha contribuito alla sua identità politica. Da ragazzo era un emarginato, lo bullizzavano a causa dei suoi interessi. Non era uno studente particolarmente dotato, e amava i manga e i videogiochi. Dopo la laurea alla Rutgers university, nel 2018 ha cominciato a trasmettere in diretta su Twitch – piattaforma da cui oggi proviene gran parte dei suoi introiti – mentre lavorava anche per Young Turks, un sito di sinistra creato da suo zio Cenk Uygur.
Nel 2020 ha deciso di mettersi in proprio. “Avevo un’idea ed ero abbastanza arrogante da pensare che gli altri volessero ascoltarla”, racconta.
Piker ha alimentato le critiche fin dal primo momento in cui si è seduto davanti a una telecamera. Dopo la morte del senatore del South Carolina Lindsey Graham, ha definito il politico “malvagio” e “assetato di sangue”. In una lettera pubblicata dal Wall Street Journal, il senatore repubblicano della Florida Rick Scott ha scritto che Piker “è uno svitato che odia gli Stati Uniti e sostiene il terrorismo”. Le tensioni tra i due non sono nuove: in passato Piker ha suggerito che le persone a cui stava a cuore il Medicare (il programma federale di assicurazione sanitaria) avrebbero dovuto “uccidere Rick Scott”, riferendosi ai suoi trascorsi come dirigente di un’azienda di servizi sanitari che aveva patteggiato con il governo in un caso di sospette frodi legate alle assicurazioni.
“Sono scortese”, ammette Piker. “A volte mi metto in testa di zittire i prepotenti. Preferisco essere una persona poco equilibrata e magari incivile ma comunque dalla parte giusta della storia”.
I critici di Piker sostengono che le sue posizioni controverse sono dannose per i democratici, ma resta il fatto che molti canditati che ha appoggiato hanno vinto. Lui crede di essere l’avanguardia di una nuova visione della sinistra statunitense. “L’ho ripetuto fino allo sfinimento ai democratici”, racconta. “Non potete risolvere questo problema a colpi di podcast. Dovete cambiare le vostre politiche. Dovete cambiare il vostro approccio’”. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1683 di Internazionale, a pagina 70. Compra questo numero | Abbonati