Il 22 aprile in Nicaragua è stato il quinto giorno consecutivo di proteste contro la riforma della previdenza sociale decisa dal governo del presidente Daniel Ortega, del Fronte sandinista di liberazione nazionale (Fsln). Le manifestazioni sono state duramente represse dalla polizia e dai sostenitori del governo. Ci sono state almeno 34 vittime, tra cui un giornalista.
Incalzato dalle proteste di piazza e dalle critiche della comunità internazionale, la sera del 22 aprile Ortega ha annunciato in tv il ritiro della legge che avrebbe ridotto le pensioni del 5 per cento. L’esercito è ancora schierato in molte città del paese, mentre aumentano gli episodi di saccheggio e vandalismo. Il presidente ha ammesso che le sue proposte non erano “fattibili” e che hanno provocato una situazione “drammatica”.
Più democrazia
La riforma, approvata per decreto il 16 aprile, avrebbe tagliato le pensioni e aumentato i versamenti a carico delle aziende e dei lavoratori. L’obiettivo era risollevare la situazione economica dell’Istituto nicaraguense di previdenza sociale (Inss). Il 22 aprile Ortega si è presentato davanti al paese per la seconda volta. Il giorno prima aveva affermato che le sue uniche controparti in una trattativa per trovare una via d’uscita dalla crisi erano le aziende. Gli imprenditori, però, hanno respinto l’invito chiedendo la fine della repressione. Nel suo discorso il presidente non ha accennato alla violenze contro i manifestanti né alle decine di morti e feriti. I manifestanti, imprenditori, studenti e cittadini comuni, sembravano decisi a non sospendere la protesta, nonostante la violenta repressione delle forze antisommossa e delle cosiddette turbas, le squadre di sostenitori dell’Fsln che agiscono muovendosi in motocicletta.
“Protesto perché voglio un paese più democratico. Non è giusto che il Nicaragua continui a soffrire per un governo che non rispetta i diritti delle persone”, dice Erik Rocha, un ragazzo di 22 anni, durante una manifestazione a Managua.
◆ Daniel Ortega è stato uno dei leader della rivoluzione sandinista, che nel 1979 depose il dittatore ** Anastasio Somoza**. Eletto presidente nel 1984, è tornato al potere nel 2006 e poi nel 2011. Nel 2014 una riforma costituzionale ha abolito i limiti al numero di mandati presidenziali cumulabili permettendo a Ortega di essere rieletto nel 2016, con la moglie Rosario Murillo come vicepresidente.
◆Il 23 aprile 2018, dopo che almeno 34 persone sono morte e decine sono state arrestate nelle proteste contro la riforma della previdenza sociale, centinaia di manifestanti vestiti di bianco hanno partecipato a una marcia per la pace e il dialogo a Managua. Bbc
Anche i vescovi si sono schierati con i manifestanti e il 21 aprile hanno chiesto a Ortega di mettere fine alla violenza istituzionale. Giselle Gómez, una suora della compagnia di Santa Teresa di Gesù, è scesa in piazza insieme ad altre religiose: “Questo popolo lotta per la giustizia. Era cominciata come una manifestazione pacifica, ora è arrivata la repressione”, dice. “Ho vissuto la rivoluzione sandinista e l’ho appoggiata. Per questo oggi provo ancora più rabbia”.
Dopo l’appello al dialogo il 21 aprile e il rifiuto degli imprenditori del settore privato di negoziare con il governo, il presidente nicaraguense ha inasprito la repressione, per poi fare marcia indietro e revocare il decreto. Ha accusato i manifestanti di avere legami con il narcotraffico e con il terrorismo internazionale. Insieme alla moglie, la vicepresidente Rosario Murillo, Ortega ha anche accusato un partito politico, senza nominarlo, di aver istigato le proteste. Tra le vittime della repressione ci sono un poliziotto e un giornalista, Ángel Ganoa, colpito alla testa mentre riprendeva in diretta Facebook le manifestazioni a Bluefields, sulla costa orientale. Le proteste più grandi sono state organizzate in zone considerate “bastioni sandinisti”. ◆ fr
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1253 di Internazionale, a pagina 22. Compra questo numero | Abbonati