La missione è stata organizzata nella massima riservatezza. L’appuntamento era stato fissato il giorno prima, davanti alla stazione della metropolitana Botanical Garden, a Greater Noida, nella periferia di New Delhi. Non era stata data alcuna indicazione sul nome o sulla posizione delle scuole che il 22 settembre una squadra del Partito del popolo degli scarafaggi avrebbe ispezionato.
Questo movimento della generazione Z indiana è nato da un account satirico creato sui social media a maggio, in reazione alle parole del presidente della corte suprema, che aveva definito “scarafaggi” i giovani disoccupati. In seguito era riuscito a portare in piazza migliaia di persone contro le frodi agli esami nazionali per accedere all’università e a ottenere, alla fine di luglio, le dimissioni del ministro dell’istruzione Dharmendra Pradhan. Forti di questa vittoria, ad agosto gli “scarafaggi” si sono lanciati in una vasta operazione di sopralluoghi delle scuole pubbliche, di cui hanno cominciato a portare alla luce le condizioni fatiscenti.
In programma quella mattina c’erano tre scuole dell’Uttar Pradesh occidentale, lo stato che confina con la regione della capitale. Quando il gruppetto di una ventina di ragazzi è stato al completo, il corteo di auto si è immesso nel traffico caotico in direzione del villaggio di Jaitpur, seguito da un’auto della polizia. Molti stati temono la forza d’urto di questi giovani e fanno di tutto per impedire al movimento di entrare nelle scuole. A questo scopo l’Uttar Pradesh, lo stato più popoloso del paese con quasi 250 milioni di abitanti, guidato dal monaco induista estremista Yogi Adityanath, ha addirittura adottato misure legali.
“La scuola che ispezioneremo è in condizioni pietose”, ha avvertito Saurav Das, 27 anni, uno dei responsabili del Partito degli scarafaggi e tra i volti più noti del movimento. Secondo alcuni attivisti locali, l’edificio sarebbe usato come stalla. La squadra non ha potuto verificarlo: informate del loro arrivo, le autorità hanno chiuso il cancello con un lucchetto. “Ho ricevuto l’ordine di non far entrare nessuno”, ha spiegato la preside.
Di fronte al rifiuto, tutti i componenti della squadra hanno tirato fuori il telefono cominciando a trasmettere in diretta su Instagram e Facebook. “Siamo in Uttar Pradesh con il Partito degli scarafaggi e ci hanno impedito di entrare in una scuola”, si sentiva ripetere da più parti. All’inizio della missione erano state ribadite le istruzioni: “Se qualcuno vi aggredisce o si rifiuta di farvi entrare, non reagite, tirate fuori il telefono e basta”.
Per ostacolare il lavoro di questi attivisti, l’amministrazione locale è arrivata a far costruire un muro alto quasi tre metri intorno alla scuola. Richiamati dal trambusto, gli abitanti del villaggio si sono avvicinati per far sentire il loro malcontento. “Gli insegnanti non s’impegnano minimamente per insegnare qualcosa ai nostri figli, stanno sempre al telefono e mandano i bambini a comprargli frutta e verdura”, dice Sandeep Kumar, che ha una figlia di cinque anni che frequenta la scuola.
Di solito le verifiche avvengono con il supporto di una lista in venti punti elaborata insieme a esperti di istruzione e sviluppo. La valutazione comprende domande sullo stato delle strutture, ma anche sul rapporto tra insegnanti e alunni, e tutti i risultati sono pubblicati online in un sito, corredati da foto e video.
Per la scuola elementare di Jaitpur non è stato possibile compilare nessun modulo, ma il Partito degli scarafaggi ne ha tratto comunque delle conclusioni. “Se questa scuola è in condizioni così buone, perché il governo di Yogi Adityanath ha tanta paura di farci entrare?”, si è chiesto Saurav Das, ormai a suo agio in questo genere di situazioni. “Invece di sistemare le cose, il governo fa di tutto per nascondere la realtà e per intercettare noi”, ha attaccato, risalendo in macchina.
Un uomo sulla quarantina, sul ciglio della strada, ha fermato Das per salutarlo. Era un dipendente pubblico e per questo doveva mantenere la riservatezza, ma ci teneva a fargli sapere che ha tutto il suo sostegno. Per i milioni di poveri dell’India, un paese di 1,4 miliardi di abitanti, l’istruzione rappresenta l’unica speranza di una vita migliore. I genitori sono disposti a qualsiasi sacrificio e non è raro vedere collaboratrici domestiche o autisti privati spendere i pochi risparmi per iscrivere i figli a una scuola privata, tanto è l’abbandono del settore pubblico.
◆ Il 17 settembre 2026 il leader del Partito degli scarafaggi, Abhijeet Dipke, ha annunciato una nuova parte della campagna dedicata alle scuole, l’Adivasi school thik karo, denunciando ottant’anni di trascuratezza degli istituti nelle zone abitate dagli adivasi, i gruppi tribali nativi dell’India. Con questa iniziativa il movimento vuole attirare l’attenzione delle autorità sulle discriminazioni subite dagli studenti tribali, tra cui c’è un tasso di accesso all’istruzione superiore del 22,8 per cento. Dipke, inoltre, ha detto che negli ultimi due anni, solo nello stato del Maharashtra, sono morti più di 590 studenti tribali, molti dei quali a causa di morsi di serpente. Casi simili sono stati segnalati anche negli stati vicini. **Hindustan Times **
Da quando i nazionalisti indù sono arrivati al governo nel 2014, la quota del bilancio federale destinata al ministero dell’istruzione si è quasi dimezzata, passando dal 4,6 per cento del 2014 al 2,5 per cento del 2025-2026. Secondo i dati del ministero, nel solo biennio 2025-2026 sono scomparse quasi 13 scuole al giorno. In dieci anni hanno chiuso più di 93mila istituti statali. “Il governo preferisce una popolazione di analfabeti, facile da manipolare e per la quale il nazionalismo indù diventerà l’unico rifugio, capace di offrire una forma di autostima”, sostiene Saurav Das. “È così che si crea un esercito di estremisti al servizio dell’hindutva”, l’ideologia sostenuta dal Bharatiya janata party, Bjp, del primo ministro Narendra Modi, che propugna la supremazia degli indù.
Fin dai primi giorni della campagna, lanciata in occasione della festa dell’indipendenza, il 15 agosto, e chiamata School thik karo (aggiustate la scuola, in hindi), il Partito del popolo degli scarafaggi ha portato alla luce una realtà sconcertante. Le immagini diffuse sui social network e condivise migliaia di volte hanno profondamente scosso l’opinione pubblica. Alunni costretti a studiare nelle stalle, senza accesso all’acqua potabile, finestre rotte, bagni in condizioni igieniche ripugnanti, cibo scaduto servito a pranzo.
Acque reflue e immondizia
A poche decine di chilometri da New Delhi, il potente fuoristrada su cui viaggia Saurav Das improvvisamente sobbalza sulle buche. Il veicolo attraversa con cautela tratti di strada allagati e fangosi, evitando gli scolari in uniforme che cercano di farsi strada alla meno peggio tra i rifiuti. “Guardate lo sviluppo dell’India: si capisce tutto anche senza entrare nella scuola”, osserva Das, che nei suoi video chiama in causa i dirigenti politici. Il villaggio di Devla è letteralmente immerso nelle acque di scarico e nell’immondizia.
“Quando piove, i bambini attraversano pozzanghere con l’acqua che gli arriva alla vita”, dice ad alta voce una donna sulla cinquantina, in piedi su un muretto. Ogni giorno qualche scolaro cade in questi fiumi di escrementi che attraversano il paese. “Io ci sono scivolato dentro ieri”, conferma Prince, 14 anni. Il villaggio si trova nella roccaforte elettorale di un deputato del Bjp. Qui il gruppo del Partito degli scarafaggi è preso di mira con violenza da una ventina di persone, verosimilmente scagnozzi del deputato che li accusano di creare problemi.
Il Partito degli scarafaggi vuole concentrare le sue azioni su problemi concreti, caso per caso, ma non esclude che i suoi attivisti entrino formalmente in politica. Anzi. “La gerontocrazia dev’essere sostituita da giovani, portatori di idee nuove”, afferma Saurav Das. La prossima battaglia del movimento è già stata individuata. Gyanesh Kumar, presidente della commissione elettorale indiana, è accusato di aver adottato illegalmente provvedimenti nell’ambito della contestatissima revisione delle liste elettorali, gettando dubbi sulle diverse elezioni che si sono svolte nel paese del 2025. Il 24 settembre il Partito del popolo degli scarafaggi ne ha chiesto le dimissioni, minacciando in caso contrario nuove grandi manifestazioni. I giovani continueranno a chiedere conto del proprio operato al governo di Narendra Modi, che di solito rimane sordo alle critiche. ◆ gim
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Questo articolo è uscito sul numero 1685 di Internazionale, a pagina 32. Compra questo numero | Abbonati