João Alberto Silveira Freitas, un nero di 40 anni, è stato picchiato a morte la sera di giovedì 19 novembre da due addetti alla sicurezza bianchi di un supermercato Carrefour di Porto Alegre. L’uomo è morto sotto lo sguardo di alcuni testimoni e l’azione è stata ripresa in un video. Dai primi accertamenti è emerso che la morte è avvenuta per soffocamento. Secondo la dirigente di polizia che segue il caso, Roberta Bertoldo, le guardie giurate Magno Braz Borges e Giovane Gaspar da Silva, hanno colpito Freitas e lo hanno immobilizzato schiacciandogli la schiena e impedendogli di respirare. Gli uomini, che lavorano per il gruppo Vector, sono stati arrestati in flagranza e accusati di omicidio volontario. Il crimine è avvenuto nel quartiere di Passo d’Areia, nella zona nord della città. Il Carrefour, che ha definito “brutale” la morte dell’uomo, interromperà la collaborazione con l’impresa Vector e licenzierà i funzionari che risulteranno coinvolti.

Il video dell’omicidio si è diffuso in fretta sui social network e nei notiziari provocando indignazione a Porto Alegre, São Paulo e Rio de Janeiro, dove le manifestazioni per la giornata della coscienza nera (il 20 novembre si ricorda la morte dello schiavo Zumbi dos Palmares, ucciso nel 1695 mentre guidava una rivolta) si sono trasformate in proteste per la morte di Freitas. Il presidente brasiliano Jair Bolsonaro non ha fatto dichiarazioni, mentre il vicepresidente Hamilton Mourão si è detto dispiaciuto per la morte di Freitas, anche se secondo lui l’episodio non ha nessun legame con il razzismo. Politici, gruppi della società civile e persone famose hanno paragonato l’omicidio ad altri episodi simili: l’uccisione dello statunitense George Floyd il 25 maggio 2020 a Minneapolis, negli Stati Uniti, che provocò un’ondata di proteste in tutto il paese; quella di Pedro Henrique Gonzaga, 19 anni, soffocato da una guardia giurata in un supermercato Extra a Rio de Janeiro nel febbraio del 2019; la violenza contro un adolescente torturato dagli addetti alla sicurezza in un supermercato Ricoy di São Paulo, sempre nel 2019. Tutte le vittime erano nere.

“È stato chiaramente un episodio di razzismo. Basta vedere la forza con cui è stato aggredito. Ho subito chiesto: ‘Stava rubando?’. Se non stava rubando, perché aggredirlo? E perché essere aggredito brutalmente dagli addetti alla sicurezza? Non posso neanche chiamarli così, perché sarebbe un insulto verso chi fa quel lavoro sul serio”, afferma il padre di Freitas, João Batista Rodrigues Freitas, 65 anni.

Dati preoccupanti

Beto, come era chiamato da tutti, faceva il giardiniere e tuttofare. Era tifoso del São José, una squadra di calcio di Porto Alegre, e viveva con Milena Borges Alves, 43 anni. Aveva quattro figli, tutti nati da relazioni precedenti. Il 19 novembre era andato al Carrefour con Milena. Secondo quanto dichiarato dalla donna, il marito avrebbe fatto un gesto scherzoso a una cassiera dopo aver concluso gli acquisti. Appena uscito dal supermercato, è stato aggredito.

“Milena è una lavoratrice. Stavano insieme da molti anni. Lui la rispettava, era una brava persona”, dice un’amica della vedova, Rejane Aparecida Prado dos Santos. Beto viene descritto dagli amici come “una persona umile che si preoccupava per il prossimo. Tutto questo poteva essere evitato, senza violenza”.

“Andava d’accordo con tutti, era una persona simpatica, è stato davvero un colpo”, dice Sergio Gozdziuk, proprietario di un bar ristorante vicino allo stadio del São José. Per Marcio Noble Cardoso, un altro amico di Freitas, l’omicidio “ci ha colti di sorpresa. Ma tutti sappiamo che al Carrefour le guardie sono aggressive. Anche io, che sono bianco, mi sentivo intimidito ogni volta che ci andavo dopo le partite”.

Il padre ha raccontato che aveva parlato con Freitas proprio il giorno in cui è stato ucciso: “Stavamo programmando di comprare una macchina per portare la merce all’ortomercato. Avremmo chiesto un finanziamento, ma il sogno si è infranto molto presto”.

Da sapere
Polizia violenta
Numero di persone nere uccise dalla polizia in Brasile. (Fonte: Ibge e Forum brasileiro de segurança pública)

Secondo l’agente Bertoldo, è ancora presto per stabilire se l’omicidio abbia o meno un movente razziale. La comandante della polizia civile, Nadine Anflor, è d’accordo. Anche se è impossibile negare che in Brasile il razzismo strutturale esista, in questo momento ogni conclusione sul caso è prematura: “Per ora abbiamo un omicidio con tre caratteristiche: futili motivi, una vittima senza diritto di difesa e la morte avvenuta per soffocamento. È quello che ci mostrano i video e le testimonianze raccolte”, afferma.

Secondo il Forum brasileiro de segurança pública, nel 2019 ogni quattro vittime di omicidio o di un furto finito con un’uccisione, tre erano nere. I dati del Forum e dell’Instituto de pesquisa econômica aplicada mostrano che dal 2008 al 2018 gli omicidi di cittadini neri in Brasile sono aumentati dell’11,5 per cento, mentre gli altri sono diminuiti del 12,9 per cento.

In una nota Carrefour ha definito “brutale” l’uccisione di Freitas e ha fatto sapere che l’incasso complessivo dei suoi punti vendita in Brasile (sono più di settecento) di venerdì 20 novembre sarà destinato a progetti di contrasto al razzismo. “Ripetiamo che per noi non è ammissibile nessun tipo di violenza e intolleranza, non accettiamo che situazioni come questa si verifichino. Siamo profondamente colpiti e seguiremo gli sviluppi delle indagini, offrendo tutto il supporto necessario alle autorità locali”, si legge nella nota. ◆ ar

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Questo articolo è uscito sul numero 1386 di Internazionale, a pagina 32. Compra questo numero | Abbonati