Poco più di un’ora dopo la chiusura dei seggi per il primo turno delle elezioni presidenziali colombiane del 31 maggio è apparso chiaro che Iván Cepeda, sostenuto dal presidente di sinistra Gustavo Petro, sfiderà il candidato di estrema destra Abelardo de la Espriella al ballottaggio del 21 giugno. De la Espriella ha ottenuto il 43,7 per cento dei voti mentre Cepeda, che era stato in testa alle intenzioni di voto durante tutta la campagna elettorale, si è fermato al 40 per cento.
La giornata si è svolta senza particolari contrattempi. Ci sono stati solo alcuni arresti per presunte irregolarità e un’inchiesta aperta nei confronti del ministro del lavoro Antonio Sanguino per interferenze indebite nel processo di voto.
I fatti più gravi sono avvenuti nei dipartimenti di Caquetá e Guaviare, con esplosioni vicino ai seggi, ma senza nessun ferito. Le due località si trovano nell’Amazzonia colombiana, dove nei giorni precedenti al voto circa cinquanta presunti guerriglieri erano morti negli scontri tra due gruppi armati rivali. In ogni caso, visto il clima teso e violento della campagna elettorale, il bilancio della giornata è stato positivo. Nei mesi precedenti i candidati principali avevano ricevuto varie minacce di morte ed erano accompagnati da un consistente dispositivo di sicurezza speciale durante i comizi. Quasi un anno fa, nel giugno 2025, Miguel Uribe, all’epoca candidato alle primarie della destra, aveva subìto un attentato durante un comizio a Bogotá ed è morto due mesi dopo a causa delle ferite riportate.
Il 19 maggio il senatore Alexander López è stato il bersaglio di un attentato lungo l’autostrada che collega Popayán a Cali, nota per la presenza di gruppi criminali. A febbraio la senatrice indigena Aida Quilcué, candidata alla vicepresidenza con Cepeda, è stata sequestrata e liberata dopo poche ore.
Questi episodi sembrano rispondere a una nuova modalità di azione dei gruppi armati del paese. Anche se la Colombia resta il primo produttore mondiale di cocaina, le organizzazioni criminali stanno diversificando le loro attività: si dedicano all’estrazione illegale di oro e pietre preziose, al contrabbando di migranti, al traffico di legname e ai rapimenti. Questa situazione è all’origine del programma del candidato de la Espriella, un avvocato che non ha mai ricoperto nessun incarico elettivo e ha promesso di liberalizzare il porto d’armi, smantellare il tribunale creato con l’accordo di pace del 2016 tra il governo e la guerriglia delle Farc e costruire megaprigioni dove i detenuti saranno tenuti a “pane e acqua”. La sua fonte di ispirazione è chiara: Nayib Bukele, il presidente che da quattro anni governa El Salvador in uno stato di emergenza permanente e ha fatto costruire un megacarcere per i presunti affiliati alle bande armate.
Accuse di irregolarità
“Oggi si decidono la libertà, la democrazia e il futuro della Colombia. Sconfiggeremo la tirannia al primo turno”, ha promesso de la Espriella dal suo seggio a Barranquilla. Il candidato della sinistra è stato più prudente: “Per la vita e per la democrazia”, ha detto alludendo al rischio che de la Espriella rappresenterebbe per le istituzioni.
Laureato in filosofia all’università di Sofia, in Bulgaria, Cepeda è stato eletto alla camera prima di ottenere il seggio che occupa al senato. Per molti aspetti è una figura diametralmente opposta a de la Espriella. Il padre, Manuel Cepeda, del Partito comunista colombiano e poi dell’Unión patriótica, fu ucciso nell’agosto 1994 nel quadro di una serie di omicidi di rappresentanti della sinistra. Il fatto ha segnato la traiettoria politica di Iván Cepeda, famoso per la sua calma e per aver partecipato a vari tavoli per raggiungere la pace nel paese.
Questa serenità lo differenzia dal suo padrino politico, Petro, che la sera del 31 maggio ha sollevato forti dubbi sulla regolarità del voto. “Come presidente non accetto i risultati del conteggio preliminare effettuati dall’azienda privata che appartiene ai fratelli Bautista”, ha affermato su X, dove ha l’abitudine di scrivere senza nessun filtro. Il riferimento è a Felipe, Camilo e Fernando Bautista, padroni della Thomas Greg & sons, una delle maggiori fornitrici di servizi allo stato colombiano. L’azienda ha stampato i passaporti dal 2007 fino a quest’anno, quando il compito è passato a un’altra società. L’avvicendamento è arrivato al termine di una crisi scoppiata nel 2023, dopo una serie di polemiche e accuse di favoritismo. In quell’occasione Petro si era scagliato contro l’impresa dei Bautista e nelle ultime settimane il presidente aveva insinuato che l’azienda (che ha una partecipazione in un’altra ditta responsabile di una fase della verifica preliminare del voto) avrebbe potuto manipolare i risultati, senza però presentare prove.
Una sfida inattesa
Cepeda è stato più cauto: “Secondo i primi resoconti sembra che ci sia qualcosa di atipico nel voto. Pertanto mettiamo in chiaro pubblicamente che ci esprimeremo in merito ai risultati solo quando le commissioni di verifica dei voti avranno valutato l’intero processo in modo rigoroso”, ha detto rivolgendosi ai suoi sostenitori.
Ancora non sappiamo come reagirà Cepeda allo scontro con l’estrema destra. Nel corso di tutta la sua vita politica, infatti, si è sempre opposto alla destra tradizionale del paese, incarnata dalla figura dell’ex presidente Álvaro Uribe. Tra l’altro è stato proprio in seguito a un conflitto in senato con Cepeda che Uribe è stato condannato a 12 anni di prigione (il processo è ancora in attesa del terzo grado di giudizio, dopo la clamorosa assoluzione dell’ex presidente in appello). Per questo l’avversaria naturale di Cepeda era Paloma Valencia, che da anni cerca di imporsi come volto nuovo dell’“uribismo”, ma alla fine è rimasta esclusa dal ballottaggio. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1668 di Internazionale, a pagina 27. Compra questo numero | Abbonati