Anche se lo spoglio delle schede non è ancora completato, molti analisti sono già convinti che le conseguenze delle elezioni del 7 ottobre potrebbero essere catastrofiche per la Bosnia Erzegovina. “I risultati del voto segnano praticamente l’inizio della disgregazione del paese. Abbiamo toccato il fondo”, ha dichiarato Sead Numanović, direttore del quotidiano di Sarajevo Avaz, riferendosi anche alla difficile situazione economica e sociale, alla massiccia emigrazione, alla prolungata impasse politica e al diffuso senso di impotenza.
I suoi timori, condivisi da molti, sono alimentati soprattutto dal risultato del voto per la presidenza tripartita del paese, con il successo del nazionalista serbo-bosniaco Milorad Dodik e la sconfitta di uno dei suoi più stretti alleati, il leader croato-bosniaco Dragan Cović: entrambi puntano a indebolire l’unità del paese per rafforzare la posizione delle loro comunità di riferimento, quella serba e quella croata. Cović è stato battuto, soprattutto grazie ai voti dei musulmani bosniaci, da Željko Komšić, che pur essendo croato ha posizioni non nazionaliste ed è un sostenitore della Bosnia unita. Con ogni probabilità, tuttavia, la sconfitta del nazionalista croato avrà la paradossale conseguenza di peggiorare i rapporti tra partiti musulmani e croati, spingendo Cović e il suo partito (l’Unione democratica croata di Bosnia Erzegovina, il più votato dai croati) a cercare di impedire la formazione di un nuovo governo nella Federazione croato-musulmana. Una simile paralisi influirebbe anche sul nuovo governo nazionale e su alcuni dei dieci cantoni in cui è divisa la Federazione. Cović, del resto, prima del voto aveva parlato di un “piano B” nel caso il voto dei musulmani avesse influito sulla scelta del membro croato della presidenza tripartita. “Questi risultati possono scatenare la crisi che già serpeggia nel paese”, ha aggiunto dopo il voto.
Oltre a conquistare il seggio serbo alla presidenza, Dodik e il suo partito si sono anche confermati alla guida della Repubblica serba. Complessivamente, le tre formazioni nazionaliste – l’Snsd per i serbi, l’Hdz Bih per i croati e l’Sda per i musulmani – hanno ottenuto la maggioranza a tutti i livelli: nazionale, cantonale e nelle due entità. I partiti di opposizione – musulmani, serbi e croati – hanno subìto un’altra sconfitta, in alcuni casi addirittura umiliante. Ora comincerà la fase dei conflitti interni e delle divisioni, che destabilizzeranno ulteriormente il panorama politico.
Un altro degli ingredienti della probabile crisi in arrivo in Bosnia è la legge elettorale in vigore, a causa della quale attualmente non esiste nessuna base legale per eleggere uno dei due rami del parlamento della Federazione croato-musulmana, la camera dei popoli. Il problema, che ha due anni, è il risultato del peggioramento dei rapporti tra i partiti musulmani e croati, che finora non sono riusciti a raggiungere un compromesso per risolverlo. Se entro la fine dell’anno non ci sarà un parlamento in grado di approvare la legge finanziaria per il 2019, fra pochi mesi il pagamento di salari, pensioni e contributi sociali si interromperà. Parallelamente i partiti di Cović e Dodik potranno dettare le condizioni a livello nazionale, bloccando la nascita del governo. ◆ _bt _
◆ La Bosnia Erzegovina è una repubblica unitaria divisa in due entità politico-amministrative: la Federazione croato-musulmana (divisa a sua volta in dieci cantoni) e la Repubblica serba. Le due entità hanno ciascuna un parlamento, un presidente e un primo ministro. A guidare il paese è una presidenza tripartita, con un membro per ogni comunità (serbi, croati e bosniaci musulmani). Il 7 ottobre si è votato per rinnovare tutte le cariche elettive del paese. Nel voto per la presidenza tripartita, nella Federazione croato-musulmana gli elettori possono votare i candidati croati e musulmani, mentre nella Repubblica serba è possibile scegliere solo i candidati serbi. La nuova presidenza sarà formata dal musulmano ** Šefik Dzaferović** (Partito di azione democratica, Sda), dal croato Željko Komšić (Fronte democratico) e dal serbo Milorad Dodik (Alleanza dei socialdemocratici indipendenti, Snsd). La presidente della Repubblica serba sarà Željka Cvijanović (Snsd), mentre il presidente della Federazione croato-musulmana sarà scelto dal parlamento dell’entità. Complessivamente i più votati sono stati i partiti nazionalisti delle tre comunità, l’Snsd, l’Sda e l’Unione democratica croata di Bosnia Erzegovina (Hdz Bih).
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Questo articolo è uscito sul numero 1277 di Internazionale, a pagina 31. Compra questo numero | Abbonati