Il discorso del vicepresidente statunitense Mike Pence ha suscitato in Cina molto interesse e accesi dibattiti, soprattutto sulla possibilità di considerarlo come il segnale di un fondamentale mutamento di rotta nei rapporti tra Washington e Pechino, o addirittura l’inizio di una nuova guerra fredda. Dai post sui social network cinesi e dai commenti degli esperti, emergono tre posizioni principali.
I pessimisti
Secondo la più pessimistica, il discorso di Pence è un altro indicatore del fatto che gli Stati Uniti hanno finalmente gettato la maschera mostrando le loro vere intenzioni: contenere l’ascesa della Cina, proprio come hanno fatto all’inizio della guerra fredda con l’Unione Sovietica. Molti l’hanno paragonato al famoso discorso sulla cortina di ferro pronunciato nel 1946 da Winston Churchill, che avrebbe dato il via alla guerra fredda. Particolarmente preoccupante è apparsa l’enfasi con cui Pence ha detto che negli Stati Uniti sta crescendo, al di là degli schieramenti politici, una posizione comune sulla Cina favorevole a un atteggiamento più aggressivo nei confronti della potenza asiatica. Questo farebbe pensare che, a prescindere da chi succederà a Donald Trump, l’atteggiamento aggressivo nei confronti della Cina non cambierà. Chi la pensa così è favorevole a provvedimenti per bilanciare possibili azioni aggressive degli Stati Uniti in un eventuale conflitto aperto.
I cauti
C’è poi chi condivide l’opinione pessimistica secondo cui gli Stati Uniti starebbero cercando di creare problemi alla Cina in tutti gli ambiti possibili, ma ritiene che ci sia ancora qualche possibilità che le cose non si mettano troppo male. Per esempio, con un diverso presidente statunitense, un clima politico interno agli Stati Uniti ancora più polarizzato, un rallentamento dell’economia americana e un maggiore isolamento di Washington sulla scena mondiale. In uno scenario simile, nei prossimi anni i rapporti tra Stati Uniti e Cina potrebbero essere basati sulla competizione più che sulla cooperazione, indipendentemente da chi siede alla Casa Bianca. Tuttavia una nuova amministrazione negli Stati Uniti di sicuro adotterebbe tattiche nuove nella competizione con Pechino, e a volte le nuove tattiche possono determinare grandi cambiamenti nei rapporti tra i due paesi. Inoltre, seppure minoritarie, negli Stati Uniti ci sono ancora voci favorevoli a una maggiore cooperazione con la Cina, che potrebbero diventare più rilevanti in futuro, proprio come i falchi di oggi sono stati per vent’anni una minoranza.
**Gli scettici **
Un terzo gruppo di esperti pensa che la posizione di Washington rimarrà sostanzialmente la stessa. Le critiche di Pence sarebbero indirizzate agli elettori statunitensi in vista del voto di metà mandato di novembre. Il discorso di Pence, quindi, sarebbe stato solo rumore nei rapporti tra Stati Uniti e Cina, e per questo non dovrebbe essere preso sul serio. Pechino dovrebbe piuttosto concentrarsi sulle aperture e le riforme interne, poiché le principali minacce per il paese vengono da dentro. Una nuova guerra fredda è improbabile, perché le opportunità di cooperazione sono ancora moltissime. Naturalmente solo il tempo saprà dirci quale sarà stato il significato del discorso di Mike Pence. Per il momento però la Cina non ne sembra sconvolta. La gestione della serrata competizione tra i due paesi, tuttavia, rimane una sfida spaventosa. ◆ gim
**Dingding Chen **insegna relazioni internazionali all’università Jinan, nel Guangzhou, in Cina, ed è ricercatore al Global Public Policy Institute di Berlino.
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Questo articolo è uscito sul numero 1277 di Internazionale, a pagina 18. Compra questo numero | Abbonati