Fino a poco tempo fa Sylvie, 36 anni (che come le altre persone citate in questo articolo preferisce non rivelare il suo cognome), era abituata a viaggiare ogni volta che poteva prendere le ferie.
Poi una sera, davanti al computer, mentre stava per prenotare i biglietti del treno e gli alberghi per un soggiorno in Spagna, ha avuto un’illuminazione: “Mi sono chiesta perché stavo organizzando una vacanza anche se, in quel momento, non avevo voglia di partire”, racconta.
Sylvie, che è responsabile della comunicazione in una grande azienda parigina, conosceva già la risposta a quella domanda. “Nel mio ambiente sociale, piuttosto privilegiato, è quasi un obbligo: le ferie sono associate ai viaggi lontani, come se fosse indispensabile fuggire dal proprio quotidiano appena si ha un po’ di tempo libero”.
Eppure, in Francia solo il 60 per cento delle persone parte per una vacanza almeno una volta all’anno, secondo uno studio dell’Osservatorio delle disuguaglianze pubblicato nel giugno 2025.
Ma anche se i viaggi di piacere sono tutt’altro che la norma, hanno un ruolo enorme nell’immaginario collettivo, a sua volta alimentato dall’industria del turismo e dai social media, su cui ogni giorno circolano milioni di foto di paesaggi da cartolina.
È proprio questa rappresentazione che cercano di smontare tutti quelli che invece non partono, vuoi per ragioni economiche, per considerazioni ambientali o per ostilità nei confronti del turismo di massa (e a volte per tutte queste cose insieme).
Restando nel suo appartamento per tutta la durata delle ferie, Sylvie ha deciso di “ascoltarsi davvero”. “Invece di completare una prenotazione che non mi emozionava affatto, mi sono chiesta cosa mi sarebbe piaciuto fare qui a Bagnolet”, racconta riferendosi al comune nella periferia di Parigi in cui vive. Per dieci giorni si è concessa soprattutto il lusso di non fare nulla e di provare a “liberarsi dell’abitudine di ottimizzare costantemente il tempo”, cosa che associa ai suoi ritmi quotidiani.
Un turismo diverso
Sylvie ha passeggiato senza meta per le strade di Parigi, ha letto fino a notte fonda e ha frequentato per la prima volta quei corsi di ceramica di due ore e mezza che la incuriosivano da un po’ ma che non osava prenotare per paura di non avere abbastanza tempo.
Alla fine dei dieci giorni di ferie il bilancio era chiaro: “Per la prima volta sono uscita dall’abitudine di ‘fare’ senza mai fermarmi, per provare semplicemente a ‘essere’”, racconta entusiasta.
Secondo l’antropologa Aude Vidal il desiderio di dedicare più tempo a se stessi potrebbe essere legato anche ai cambiamenti del turismo. “Con la comparsa di Airbnb e il sovraffollamento delle mete turistiche, l’esperienza del viaggio è considerevolmente peggiorata”, sottolinea l’autrice di _Dévorer le monde _(Divorare il mondo).
“Molte città come Barcellona o Amsterdam hanno finito per somigliare a dei musei e questo rende il viaggio meno interessante o addirittura spiacevole se c’è troppa gente e i residenti diventano poco ospitali”, dice Vidal. “Queste esperienze possono provocare una certa delusione, oltre ad alimentare la crisi ecologica”.
Laura, 27 anni, da qualche mese ha rinunciato ai viaggi in Europa e ai lunghi fine settimana di vacanza. Residente a Grenoble, preferisce usare le ferie per dedicarsi a tutti quei piaceri che il suo lavoro di receptionist non le lascia il tempo di concedersi.
Durante le ferie diventa una turista nella sua città: “Mi piace scoprire nuove cose sul luogo in cui vivo. Anche attraverso gesti molto semplici: esplorare vicoli a cui non ho mai fatto caso, aprire il cancello di giardini che non conosco, entrare nei piccoli negozi in cui di solito non riesco a fermarmi”.
Di recente Laura ha scoperto l’enorme museo di Grenoble, dove ha passato quattro ore a osservare le opere esposte. “Ho potuto soffermarmi su tutto quello che mi interessava, senza dovermi preoccupare del tempo”, racconta. “Può sembrare una cosa da poco, ma è molto diverso da quello che succede quando si è in viaggio e si sente il bisogno di sfruttare ogni secondo al massimo perché si è speso molto per arrivare fin lì”.
Arnaud, 33 anni, già da qualche anno preferisce dedicare un po’ di tempo a se stesso invece di partire per destinazioni lontane. Chef e residente a Nancy, ha sempre amato viaggiare, ma è anche consapevole che “partire non significa davvero riposare. Solo il viaggio, con tutti gli spostamenti, basta a farti perdere un giorno di vacanza, a volte anche di più”.
Arnaud non esclude in futuro di ripartire per una meta lontana – gli piacerebbe andare in Giappone o in Nuova Zelanda – ma oggi preferisce la serenità delle lunghe notti libere rispetto alle grandi partenze. “Quello che mi piace è guardare serie tv una dopo l’altra e uscire con gli amici senza preoccuparmi di arrivare al lavoro esausto il giorno dopo”, spiega.
Forma di privilegio
Marie, insegnante di yoga di 43 anni che vive a Metz, durante le ferie resta spesso in città con i suoi due figli, dedicandosi ai lavoretti in casa e a coltivare l’orto. Questa viaggiatrice quasi pentita preferisce ormai ai lunghi soggiorni le passeggiate e le escursioni in giornata, che le permettono di soddisfare la sua curiosità senza il carico mentale legato alla genitorialità.
“Partire con i figli comporta inevitabilmente un grande impegno logistico”, racconta. “Bisogna fare e disfare i bagagli, ma anche programmare le vacanze in modo che vadano bene per tutti. Tutto questo toglie serenità”.
Secondo il sociologo e autore Rodolphe Christin, che si è occupato molto di viaggi e turismo, imparare a restare a casa implica comunque un lavoro su se stessi: “Quando la nostra esistenza non è riempita dagli stimoli esterni, siamo portati a fare luce su ciò che ci motiva come individui”.
“In altre parole, per essere un po’ meno permeabili alle pressioni della pubblicità e delle norme sociali bisogna riuscire a ‘decondizionarsi’ e scoprire quello che ci appassiona davvero”, dice Christin, sottolineando però che lavorare su se stessi resta comunque “una forma di privilegio”. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1673 di Internazionale, a pagina 100. Compra questo numero | Abbonati