Dai laureati alle persone senza un diploma, tra i lavoratori neri statunitensi c’è un tasso di disoccupazione più alto rispetto ai bianchi. Il divario è aumentato nel 2020 in un contesto segnato dalla pandemia e dalla crisi economica che ne è seguita. Secondo i dati pubblicati a ottobre dal dipartimento del lavoro, nei dodici mesi precedenti tra i neri in possesso di una laurea breve la disoccupazione era al 6,1 per cento, un tasso superiore rispetto a quella dei bianchi con lo stesso titolo (4,8 per cento), ma uguale a quello dei bianchi diplomati.
Il divario cresce tra le persone meno istruite. L’anno scorso tra i neri diplomati c’era un tasso di disoccupazione del 12,1 per cento, nettamente più alto rispetto al 7,4 per cento dei bianchi con lo stesso titolo di studio, e superiore anche al 10,1 per cento dei bianchi senza diploma. Secondo gli esperti questo divario ha profonde conseguenze sul futuro dell’economia statunitense, perché significa che il paese non si avvale di tutte le sue risorse. “È il segnale di un’economa che opera al di sotto del suo potenziale”, spiega Bradley Hardy, economista dell’American university di Washington.
Ci sono diversi fattori alla base del divario. Secondo Harry Holzer, economista dell’università di Georgetown, i neri frequentano più spesso scuole di bassa qualità e di conseguenza ottengono una formazione inadeguata per affrontare l’università e il mondo del lavoro. Hanno più difficoltà nel trovare impieghi stabili e ben pagati anche perché spesso non possono contare su un’ampia rete di contatti utili o per difficoltà pratiche come la mancanza di mezzi di trasporto e di servizi per l’infanzia.
I problemi associati a frequenti e prolungati periodi di disoccupazione possono combinarsi tra loro. “Le aziende spesso si convincono che un candidato è inadeguato perché è stato a lungo senza un impiego”, spiega Holzer. “Questo spinge molte persone verso la depressione o l’abuso di alcol e droghe”.
Tra i neri il tasso di disoccupazione è sempre stato più alto rispetto ai bianchi, ma il divario si stava riducendo prima della pandemia. Ora, invece, c’è il rischio che possano trovarsi più penalizzati di prima. Michelle Holder, economista del John Jay college of criminal justice di New York, sottolinea che gli afroamericani ricoprono spesso incarichi non dirigenziali in settori particolarmente sensibili alle oscillazioni dell’economia, come quello edile o quello manifatturiero. Questo significa che hanno più probabilità di perdere il lavoro.
Fattori strutturali
Un altro fattore rilevante è la discriminazione. “Nel mercato del lavoro ci sono situazioni di svantaggio associate al sesso o alla razza che non possono essere spiegate in nessun altro modo”, aggiunge Holder. La discriminazione può assumere le forme di un preconcetto nei confronti di un individuo, ma anche di fattori strutturali come la disparità di accesso all’istruzione di qualità e al sistema sanitario. Inoltre, a parità di titoli di studio, i lavoratori neri con incarichi a tempo pieno guadagnano nettamente meno rispetto ai bianchi. Secondo i dati del dipartimento del lavoro, nel 2019 il guadagno mediano settimanale di un lavoratore bianco con almeno una laurea breve era di 1.380 dollari, mentre per i neri era 1.110 dollari, cioè il 20 per cento in meno. Per i lavoratori neri diplomati era di 635 dollari, contro i 778 dei bianchi.
Secondo Holder, le entrate inferiori e le prospettive d’impiego peggiori per i neri hanno un costo per l’intera società, perché riducono la quantità di denaro guadagnato, speso e tassato nelle comunità afroamericane. La povertà e la disoccupazione sono associate a famiglie meno stabili, tassi di incarcerazione più alti e maggiori problemi sanitari. Spesso le persone che vivono in queste comunità hanno bisogno di un’assistenza pubblica supplementare, come i buoni per la spesa. “In un modo o nell’altro gli Stati Uniti dovranno sostenere il peso di questo problema”, spiega Holder. “Un maggiore tasso di incarcerazione e di morte per covid-19 nelle comunità nere significa una maggiore spesa di denaro dei contribuenti. Il conto alla fine andrà saldato”. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1387 di Internazionale, a pagina 123. Compra questo numero | Abbonati