I libri italiani letti da un corrispondente straniero. Questa settimana la freelance norvegese Eva-Kristin Urestad Pedersen.

Si può pensare che crescere nella ricca Roma Nord non dev’essere poi così male. Eppure la regista, produttrice e scrittrice Susanna Nicchiarelli racconta un’altra storia: descrive il dolore di un’adolescente che non riesce a essere come gli altri e per questo viene punita. Di solito sono molto scettica riguardo ai libri in cui la scrittrice – o lo scrittore – racconta la propria infanzia, gioventù o vita. Ma stavolta alzo le mani: Paradise City è un libro che vale veramente la pena di leggere. Ogni minuto tra le sue pagine è impegnato bene. Probabilmente, almeno in parte, mi è piaciuto perché conosco Roma e gli ambienti che Nicchiarelli descrive. E anche se dai fatti raccontati nel suo libro è passato qualche anno, certe cose non cambiano facilmente. Ma penso di aver apprezzato il libro perché mi riconosco nella storia dell’autrice. Non sono mai stata vittima di bullismo ma da ragazza sentivo la distanza tra me e gli altri. Passavo molto tempo da sola e non sempre per scelta. Dentro di me sapevo di essere diversa e che un giorno sarei andata via. Leggendo _Paradise City _ho pensato molto a quegli anni e ora che vedo tutto da una certa distanza capisco che la diversità, che non essere come gli altri era, in fondo, un bene. Spero che anche Susanna Nicchiarelli la veda così, adesso. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1654 di Internazionale, a pagina 76. Compra questo numero | Abbonati